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La sceneggiata del M5S sulle bancarelle

andrea coia ambulanti

Oggi l’Assemblea Capitolina ha approvato la mozione pro-bancarelle presentata da Andrea Coia del MoVimento 5 Stelle e ha cominciato a discutere quella per la festa della Befana a Piazza Navona. La prima mozione impegna il sindaco Virginia Raggi ad agire nei confronti del governo per ottenere un rinvio dell’applicazione della direttiva Bolkestein, esattamente come quella votata in Regione Lazio. La mozione impegna la sindaca “ad attivarsi presso il governo per ottenere una proroga delle concessioni commerciali sui posteggi su aree pubbliche fino al 2020, compresi fiorai e edicole”. Si chiede anche alla sindaca “che utilizzi tutti i gli strumenti idonei alla modifica relativa al commercio su aree pubbliche della direttiva”. L’altra invece mirava a ripristinare, nonostante i tempi ormai scaduti per il bando, la festa della Befana. Nel frattempo è stata modificata. Ma quale sarà l’effetto concreto di questi due voti? Nessuno.
bolkestein m5s

La mozione pro-bancarellari del M5S

Perché non dipende dalla volontà politica del MoVimento 5 Stelle Roma l’applicazione della Bolkestein e il governo non ha alcuna intenzione di rinviare l’applicazione della Bolkestein. E perché l’assessore al commercio capitolino Adriano Meloni ha già detto che non sarà possibile fare il bando per la Festa. Ma allora perché l’Assemblea Capitolina è stata impegnata tutta la giornata con questi due atti inutili? La risposta è facile: politica, politica, politica. Il MoVimento 5 Stelle Roma ha in questi anni di opposizione promesso mari e monti ai bancarellari così come a tutte le categorie che protestavano, a torto o a ragione, nei confronti dell’amministrazione capitolina e della Regione Lazio. Oggi deve pagare le cambiali elettorali a chi lo ha sostenuto. D’altro canto Coia, che ha presentato le due mozioni oggi, era in piazza durante la manifestazione degli ambulanti in cui venne scattata la famosa fotografia che ritraeva Dino Tredicine con Luigi Di Maio. In più va ricordato che a Roma c’è una situazione peculiare, diciamo, dove una famiglia detiene un controllo di fatto maggioritario nei confronti delle licenze per l’ambulantato. Una di queste zone dove i Tredicine esercitano un controllo pressoché assoluto è appunto Piazza Navona. Si tratta della stessa famiglia di cui fa parte Giordano Tredicine, ex consigliere comunale di Forza Italia arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale e figlio di Dino Tredicine, il vicepresidente della Fivag-Cisl, fotografato durante la manifestazione contro la Direttiva Bolkestein assieme a Luigi Di Maio (che ha detto non di non sapere chi fosse). I discendenti del capostipite Donato Tredicine esercitano anche un discreto potere sulle associazioni di categoria; oltre al già citato Dino ci sono anche due dei suoi fratelli: Alfiero Tredicine è presidente di Apre-Confesercenti mentre Mario è vicepresidente dell’Upvad-Confcommercio. È anche grazie a questi incarichi che la famiglia Tredicine è riuscita a condizionare le trattative per il rinnovo delle concessioni degli stalli in Piazza Navona. Nel 2014 Ignazio Marino propose – in seguito ad un parere della Soprintendenza dei Beni Culturali –  di limitare il numero dei banchi da 115 a 72, escludendo tutti quegli ambulanti che vendevano cose che con lo “spirito del Natale” non c’entravano nulla. Risultato: i 72 vincitori del bando si sono rifiutati di esporre la loro merce mettendo in scena un vero e proprio sciopero la cui parola d’ordine era “o tutti o nessuno”.
luigi di maio dino tredicine
E infatti proprio Coia oggi prima del primo voto ha spiegato: “Ci troviamo a gestire una problematica, che non è propria del consiglio, ma che coinvolge almeno 12.000 operatori, in attesa che qualcuno gli dia una risposta. La Bolkestein non è una direttiva ‘cattiva’, il problema non è la Bolkestein, che mira a creare libera concorrenza. Il problema è che solo in Italia, con la legge 59, è applicata al commercio su area pubblica. Noi rimaniamo perplessi, nel senso che la libera concorrenza o è per tutti o per nessuno. Come mai lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio non è sottoposto alla Bolkestein, e il commercio su area pubblica sì?”. E ha detto ancora: “Tra il maggio 2017 e il 2020 scadranno tutte le licenze se non verrà fatto qualcosa in merito, se la proposta del M5s, depositata alla Camera, non verrà approvata. Noi chiediamo lo stralcio del commercio su area pubblica dalla Bolkestein, e chiediamo lo stralcio dalla 59, e soprattutto ci teniamo a far capire a chi sta orchestrando a volte anche i mezzi di comunicazione, che questa categoria non riguarda solo i posteggi isolati, le rotazioni, ma anche i mercati rionali, le edicole, i fiorai. Non si sacrificano 10.000 operatori per combatterne poche centinaia, o poche decine”.

La sceneggiata del M5S sulla Bolkestein

Tra gli interventi in Aula il più interessante sul punto è stato quella di Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini in Campidoglio: il consigliere è stato interrotto con grida come “Buffone! Buffone!” e il cartello “Non siamo tutti Tredicine”. Forse perché nell’intervento c’erano tante parole vere: «Oggi parliamo di una direttiva europea sulla quale il Comune di Roma non può fare nulla se non strappare qualche applauso. Non solo. Oggi il governo nazionale può fare poco – ha detto Onorato – Ma ci sentiamo dire da ogni gruppo discorsi strappa-applausi ma tra qualche giorno, se questa mozione andasse davvero in porto, cioè se venisse eseguita dai dipartimenti, verrebbe impugnata, non verrebbe resa possibile, perché in questo momento il nostro Paese deve eseguire quello che è un accordo sancito. Allora io dico a voi consiglieri del M5S che avete vinto parlando di trasparenza, legalità, venite qui e ci venite a dire che tutte queste concessioni del commercio ambulantato, dove è evidente che ci siano persone oneste, su oltre 12mila persone è fisiologico e statistico, ma si chiudono tutti e due gli occhi di fronte a un fenomeno inspiegabile su questo tipo di settore dove di queste 12mila concessioni c’è una concentrazione megagalattica su determinati soggetti, dove per trovare una pelle più chiara dell’abbronzato, e mi riferisco a nazionalità non italiane, è quasi impossibile, perché non ci sono norme che obbligano per esempio a un documento unico di regolarità contributiva, che ogni piccola e media impresa se non ha chiude”. E ha aggiunto: “Questa mozione è inutile, è una presa in giro, perché se il M5s vuole fare i fatti si incatenasse davanti alla Camera e al Senato e chiedesse davvero un intervento sulla Bolkestein perché non vi mettete a fare lo sciopero della fame al Parlamento europeo dove avete dei deputati? Invece venite qui a raccontare delle favole a quella gente che magari si fa il mazzo ma anche a quegli sfruttatori che mette cingalesi in questi mercatini”. Non solo: Enrico Stefàno, che non ha partecipato oggi al primo voto, qualche tempo fa su Facebook pubblicava questo video in cui denunciava la situazione nel quartiere Prati, in cui i marciapiedi sono pieni di ambulanti.

Nella conversazione successiva che si sviluppava Stefàno faceva sapere che “La Bolkestein probabilmente è l’unico modo serio di fare i bandi a Roma“.
m5s roma bolkestein enrico stefano
Su Twitter il consigliere Stefàno era ancora più esplicito riguardo il problema:
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E a chi gli chiedeva se il M5S volesse mantenere lo stesso numero di licenze per gli ambulanti a Roma, Stefàno rispondeva chiaro e tondo:
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E l’assessore Meloni? Proprio oggi, nel giorno dell’approvazione delle due mozioni, attacca il commercio abusivo:
adriano meloni
Insomma nel M5S c’è qualcuno che ragiona. Ma il punto è un altro: con questo atto, che chiede addirittura un rinvio in barba a tutta la retorica grillina sul vento che sta cambiando (erano i democristiani, ai loro bei tempi, a rinviare qualsiasi cosa per non prendere decisioni sgradite), il M5S paga una cambiale elettorale che però a breve andrà a scadenza comunque, perché effetti pratici non se ne avranno. E allora, una volta finita la recita delle mozioni e dei bei gesti, quando si comincerà a prendere decisioni vere?