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La richiesta di rinvio a giudizio per tre deputati 5 Stelle a Palermo

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Per Claudia Mannino, Giulia Di Vita e Riccardo Nuti arriva la richiesta di rinvio a giudizio per il caso delle firme false di Palermo. I tre deputati del MoVimento 5 Stelle fanno infatti parte dei 14 indagati di cui la procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio. I reati contestati, a vario titolo, dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari sono il falso e la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il Testo unico nazionale in materia elettorale.

La richiesta di rinvio a giudizio per tre deputati a 5 Stelle

Non sembra sia servito a molto quindi il tentativo di farsi interrogare dal pubblico ministero e rilasciare il saggio grafico dapprima negato alla procura di Palermo, oltre che la teoria in base alla quale Giancarlo Cancelleri, portavoce M5S in Regione, e Ugo Forello, candidato M5S a Palermo, fossero a capo di un complotto per screditarli. Così come la procura non sembra essere stata tanto impressionata dalle affermazioni dei tre deputati a 5 Stelle che su Facebook qualche giorno fa avevano sostenuto che la perizia calligrafica “non confermava le tesi accusatorie” e di aver «dimostrato ai magistrati, con tanto di prove, la nostra innocenza fornendo importanti elementi attraverso una nuova memoria di 34 pagine il cui deposito è stato concordato con gli stessi PM».
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Secondo la procura, Nuti e un gruppo ristretto di attivisti come Di Vita, Mannino e Samanta Busalacchi, dopo essersi accorti che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili, mettendo quindi a rischio la presentazione della lista, avrebbero deciso di ricopiare le sottoscrizioni ricevute, correggendo il vizio di forma. A 11 indagati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. A Nuti, per il quale non c’è la prova della commissione del falso materiale, si imputa, invece, l’avere fatto uso delle sottoscrizioni ricopiate: era lui, infatti, il candidato a sindaco dei pentastellati nel 2012. Il falso materiale riguarda Busalacchi, Di Vita, Mannino, e gli attivisti Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito e i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca.
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La teoria del complotto era una bufala

Il tredicesimo indagato è il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello: per lui l’accusa è di avere dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5 Stelle. Reato di cui risponde in concorso con Francesco Menallo, avvocato ed ex attivista grillino che consegnò materialmente le firme al pubblico ufficiale per l’autenticazione. Un contributo importante alla ricostruzione della vicenda è arrivato dalle testimonianze dei consiglieri regionali La Rocca e Ciaccio che hanno raccontato i momenti successivi allanotte del 4 aprile 2012, quando al meet up di via Sampolo vennero ricopiate materialmente le firme raccolte in un primo momento in alcuni moduli che però contenevano un errore nel luogo di nascita di un candidato al consiglio comunale.

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Claudia Mannino, onorevole M5S citata nel servizio delle Iene sulle firme false a Palermo nel 2012

Le accuse alla base della denuncia nei confronti di Ugo Forello, invece, sono state definitivamente archiviate dal tribunale di Palermo.

Ma i tre deputati parlano di montatura

Intanto i tre deputati grillini parlano di una montatura: “Apprendiamo dalla stampa della richiesta di rinviarci a giudizio nel procedimento penale sulle firme per le ultime comunali di Palermo. Attenderemo la notificazione della richiesta, poi a Roma terremo una conferenza stampa in cui racconteremo che cosa abbiamo detto ai magistrati e le novità di peso che abbiamo fatto emergere nell’interrogatorio sostenuto di recente”, affermano in una dichiarazione congiunta Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, sospesi da Beppe Grillo dal MoVimento ma non dal gruppo parlamentare perché indagati a Palermo per le firme false sulle candidature alle Comunali del 2012. Ci è chiaro – proseguono i deputati – il tentativo di levarci politicamente di mezzo per avere campo libero, attraverso una montatura ben organizzata, che salvo ripensamento del Gup i magistrati avranno modo di smascherare nel processo penale”. Lo “Fino ad oggi – contrattaccano Nuti De Vita e Mannino – abbiamo subito in silenzio menzogne e insinuazioni, sia sulla scelta di sottoporci a interrogatorio una volta apprese le accuse a nostro carico, sia sulla scelta di rilasciare il saggio grafico in un secondo tempo. Le tesi accusatorie- si fondano sulle testimonianze di Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, le quali, avendone già dimostrato l’inattendibilità per marcate incongruenze, dovranno reggere nel processo. Abbiamo fiducia nella giustizia e siamo certi di poter provare la nostra innocenza e i nostri tentativi di contrastare assalti mirati al gruppo politico palermitano. A riguardo daremo i particolari nella conferenza stampa dei prossimi giorni”.

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