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Un altro «complotto» dietro le firme false a 5 Stelle di Palermo

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I parlamentari nazionali del MoVimento 5 Stelle eletti a Palermo hanno trovato un altro complotto. Dopo che quello che avevano adombrato nei confronti di Ugo Forello è finito con un’archiviazione della procura, adesso i cinque accusano lo stesso Forello e Giancarlo Cancelleri, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana. Accuse con credibilità molto dubbia, per usare un eufemismo, e che sembrano piuttosto servire per discolparsi e addossare la responsabilità sull’attuale candidato sindaco. Tanto che sembra strano che Grillo non intervenga.

Un altro complotto dietro le firme false a 5 Stelle di Palermo

Il candidato in pectore alla presidenza della Regione Sicilia, secondo i parlamentari, avrebbe agito di concerto con l’avvocato oggi candidato a Palermo: i due, sempre secondo la versione dei parlamentari, avrebbero così manovrato Claudia La Rocca, che insieme a Giorgio Ciaccio è l’unica che ha deciso di collaborare con i magistrati di Palermo. Lei si è già discolpata e ha accusato i presunti autori delle firme false, ma evidentemente non deve aver convinto i cinque parlamentari. Racconta Felice Cavallaro sul Corriere della Sera:

«Noi vittima di un gruppo di potere…», è il refrain echeggiato per cinque volte davanti al procuratore aggiunto Bernardo Petralia e alla sostituta Claudia Ferrari. Dettagliate ricostruzioni su quanto avvenuto prima e dopo gli scoop tv delle Iene, utilizzati lo scorso autunno «dai nemici di Riccardo Nuti» per azzerare il suo gruppo, in sella a Palermo dal 2012. Un «levati tu che mi ci metto io», come si direbbe con un siculo slang. Senza replica per il momento. Ovviamente, nemmeno da parte dei magistrati pronti a verbalizzare gli interrogatori chiesti spontaneamente dai cinque deputati, adesso disponibili a sottoporsi a perizie calligrafiche.

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I parlamentari hanno infatti deciso stavolta di sottoporsi alle perizie grafiche anche se non ce n’è bisogno, visto che i campioni della loro scrittura sono già stati prelevati da altri documenti per effettuarle. Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita (indagati) con Chiara Di Benedetto e Loredana Lupo (non indagate) si sono quindi presentati davanti ai pubblici ministeri per raccontare la loro verità a chiusura dell’indagine. A 11 indagati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. A Nuti, per cui al momento non c’è la prova della commissione del falso materiale, si imputa, invece, l’avere fatto uso delle sottoscrizioni ricopiate in quanto candidato sindaco di Palermo: l’ex capogruppo alla Camera è ritenuto l’ispiratore del piano. Il falso materiale riguarda Samanta Busalacchi, Giulia Di Vita, Claudia Mannino, Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito e i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca. Il 13/o indagato, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello, è accusato di avere dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5 Stelle. Reato di cui risponde in concorso con Francesco Menallo, avvocato ed esponente dei 5 Stelle che consegno’ materialmente le firme al pubblico ufficiale per l’autenticazione.

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