Economia

La previdenza complementare in Italia: adesioni e rendimenti

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Il Giornale pubblica oggi un’infografica su dati COVIP (l’organismo di vigilanza sulla previdenza) che riepiloga adesioni e rendimenti delle forme pensionistiche complementari. La previdenza complementare è un sistema di fondi pensione e assicurazioni private che affiancano la previdenza pubblica. La rendita della previdenza complementare è costituita dall’importo versato dall’assicurato e dal versamento del Trattamento di Fine Rapporto, dal contributo del datore di lavoro e dai rendimenti del fondo che può oscillare in base al profilo di rischio e rendimento scelto. La partecipazione è libera e volontaria. Ci sono quattro tipologie di forme pensionistiche complementare:

– I Fondi pensione negoziali: sono forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavori nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. A questa tipologia appartengono anche i fondi pensione cosiddetti territoriali, istituiti cioè in base ad accordi tra datori di lavoro e lavoratori appartenenti a un determinato territorio o area geografica.
– I Fondi pensione aperti : sono forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM).
– I Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP): sono forme pensionistiche complementari istituite dalle imprese di assicurazione. Si tratta spesso di polizze assicurative a carattere individuali con finalità previdenziali promosse da compagnie assicurative.
– I Fondi pensione preesistenti: sono forme pensionistiche così chiamate perché risultavano già istituite prima del Decreto Legislativo 124 del 1993 che ha disciplinato la previdenza complementare per la prima volta. Riguardano soprattuto il settore pubblico.

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La previdenza complementare in Italia (Il Giornale, 15 settembre 2016)

Nel 2015 i fondi negoziali hanno reso il 2,7% contro l’1,2% del Tfr lasciato in azienda e nei primi sei mesi del 2016 hanno messo a segno un altro 1% (0,6%). Il capitale accumulato può essere riscattato (dal 75% al 100%) anche prima del pensionamento per ragioni straordinarie: disoccupazione, acquisto della casa o gravi motivi di salute. Dopo almeno 8 anni di versamenti il lavoratore può ritirare fino al 30% dei capitale maturato senza dover giustificare il motivo. Invece i fondi aperti hanno reso mediamente il 2,5% (-1% nei primi sei mesi del 2016) e i Pip il 3 per cento.