La macchina del funky

Salvatore Romeo: la nomina «irregolare» di Virginia Raggi

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Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di oggi ci racconta della maretta in Giunta Raggi e nel MoVimento 5 Stelle per la nomina di Salvatore Romeo a caposegreteria per la discreta cifra di 120mila euro l’anno, ovvero il triplo dei 40mila che prendeva nel suo vecchio ruolo. Secondo il racconto del quotidiano i due fronti interni della Giunta si sono divisi sulla nomina:

Una battaglia in cui da una parte c’è il suo “cerchio magico”, composto dal vicesindaco Daniele Frongia, dal vice capo di gabinetto Raffaele Marra e dal capo della segreteria politica Salvatore Romeo. Dall’altra, assessori forti come Marcello Minenna (Bilancio e Partecipate), Paola Muraro (Rifiuti), oltre alla giudice anticorruzione, ora capo gabinetto, Carla Raineri, finita nel mirino per il suo stipendio di 193mila euro. A fare saltare equilibri già fragili è stato quello che a Roma hanno ribattezzato «il blitz di ferragosto». La delibera con cui è stato reso noto il compenso della Raineri, mentre veniva mascherato sotto una dicitura vaga («inquadrato come dirigente di terza fascia») quello del 5 stelle Salvatore Romeo. Un blitz – racconta un deputato – che è stato fatto mentre la direttrice dell’Ufficio Risorse umane del Campidoglio era in ferie.

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Virginia Raggi con Daniele Frongia, Enrico Stefàno e Marcello De Vito durante In 1/2 Ora

Laura Benente è arrivata a Roma a marzo 2015 con un distacco da Torino ed era stata confermata nel suo ruolo dal prefetto Francesco Paolo Tronca (lo stesso che a Roma aveva portato la Raineri mettendola a capo di un pool anticorruzione):

Con il 5 stelle Daniele Frongia, oggi vicesindaco, Benente era già entrata in rotta di collisione a settembre, quando lui aveva addirittura chiesto un’azione disciplinare contro di lei. I componenti del “raggio magico” (Frongia-Marra-Romeo) hanno atteso che non ci fosse per fare in modo che la delibera che promuoveva Romeo fosse scritta da Gianluca Viggiano. Con Marra già dai tempi della Guardia di Finanza, suo vice durante l’amministrazione di Gianni Alemanno, è lui che il “quartetto” (se si comprende la Raggi) vuole piazzare al posto della Benente, che la sindaca è pronta a rispedire a Torino. Un altro alemanniano in un ruolo cruciale: quello che gestisce gli oltre 24mila dipendenti di Roma Capitale (cui si aggiungono gli altri 24mila delle municipalizzate).
Un posto ghiotto per tutte le cordate di potere che si muovono attorno al Campidoglio. «Una mossa spudorata, irregolare, illegittima», sono solo alcuni dei giudizi che sono corsi sulle linee telefoniche infuocate che collegano assessori, direttorio e gabinetto della sindaca sulla nomina di Romeo a capo della segreteria politica. «È scorretta al 100 per cento. Ci sono i margini per parlare di abuso d’ufficio, un dipendente come Romeo si mette in aspettativa e nel giro di 24 ore passa da 40mila a 105mila euro. Ma com’è possibile? Ma dove siamo finiti?».

Ieri il M5S Roma è tornato a rispondere alle polemiche per l’ingaggio della Raineri e degli altri ricordando che il computo totale del risparmio rispetto alle due giunte ammonta alla clamorosa cifra di 300mila euro:
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Niente a che vedere con la Giunta Appendino, che invece ha lo staff meno pagato d’Italia e nello stesso ruolo della Giunta Raggi vanta un capo di gabinetto, Paolo Giordano, che si accontenta di 63mila euro e lo dice chiaro e tondo in questa intervista rilasciata al Corriere della Sera:

Dottor Paolo Giordana, è vero che come capo di gabinetto e portavoce del sindaco Chiara Appendino ha uno stipendio di «soli» 60 mila euro?
«Sessantatremila e rotti per la verità. Ma che sia basso lo può dire solo chi non vive in questo mondo, dove molti giovani non hanno lavoro».
Non sarà poco in assoluto, ma molti suoi colleghi (a partire da quelli di Roma) guadagnano di più.
«Per me, al di là dell’aspetto economico, conta anche lo spirito di servizio nei confronti della collettività. Lavorando per il pubblico considero il mio lavoro una sorta di missione. La soddisfazione personale che non è quantificabile».
Rischia di passare per un idealista.
«Sono pragmatico e fin troppo razionale. Se uno crede in certi valori deve tradurli in pratica».
Qualcuno ha notato che lei svolge ruoli che con Fassino erano ricoperti da due figure diverse (il capo di gabinetto retribuito con 60 mila euro, il portavoce 180 mila). E in parte si è preso le funzioni del direttore generale (con stipendio da 250 mila euro) che ora non c’è più.
«Se si dimostra che è possibile, sarà dura fare scelte diverse. A Torino stiamo dimostrando che si può coniugare professionalità e sobrietà».

E pensare che Giordano non è un iscritto né un attivista.