Economia

La mappa delle banche italiane in difficoltà

Sui 12 principali gruppi creditizi italiani pesa circa il 40% dei 360 miliardi di crediti deteriorati e ben il 75% delle sofferenze nette (65,9 miliardi su 87). Su un totale di 1305 miliardi di euro di crediti netti in essere al 31 marzo scorso, rivela uno studio della Uilca, la federazione dei lavoratori bancari della Uil, presentato oggi da Paolo Baroni sulla Stampa, i crediti deteriorati delle prime 12 banche italiane, dalle sofferenze sino ai finanziamenti scaduti, ammontano 143,9 miliardi (11,03% del totale). La metà di questa cifra (72,7 miliardi) fa capo ai due gruppi maggiori, Intesa e Unicredit. Ma mentre queste due banche, grazie ad un maggior equilibrio del rischio sia a livello di settori che di Paesi, dovuto alle loro maggiori dimensioni, presentano una esposizione sotto la media (rispettivamente 9,2 e 7,9%), tutte le altre 10 insieme generano l’altra metà delle crediti deteriorati (che incidono per il 15,8%) pur erogando la metà del credito delle prime due (461,2 miliardi).

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La mappa delle sofferenze delle banche (La Stampa, 10 luglio 2016)

Spiega La Stampa che a far sballare questa media sono soprattutto 5 banche:

Oviamente il Montepaschi, che presenta una quota di crediti deteriorati del 21,2% (24,06 miliardi su un totale di 113,5), quindi Veneto banca (4,9 miliardi pari al 22,5%), Banca Carige (18,9%), Credito Valtellinese (17,9) e Banco Popolare (17,4). Quest’ultima, però, con la recente fusione con Bpm e l’aumento di capitale da un miliardo, ha messo in sicurezza i suoi conti. La media dell’intero sistema bancario è pari al 16,8% contro il 5,8% di media europea, segno che all’estero le banche sono riuscite a far pulizia nei loro bilanci meglio e prima di noi. Se si passa alle sofferenze nette, che in base agli ultimi dati di Bankitalia ammontano a 87 miliardi, si nota che la concentrazione del rischio aumenta ulteriormente. Sulle prime 12 banche italiane infatti pesano ben i tre quarti dei crediti più problematici, ovvero 65,9 miliardi su 87. Unicredit ha la quota più alta (20,17 miliardi) seguita da Intesa Sanpaolo (15,1) ed Mps (10,18).
Ma non tutti hanno le spalle sufficientemente larghe per sostenere allo stesso modo questo fardello. In base alla ricerca Uilca/ Centro studio Orietta Guerra, se si sottraggono tutte le sofferenze dal totale del patrimonio si ottiene un saldo ampiamente positivo, pari a circa 84miliardi. Se si analizzano però le singole posizioni si scoprono punti di forza e punti di debolezza. Il caso più grave, nemmeno a farlo apposta, è quello di Montepaschi: se la banca senese dovesse azzerare l’intero valore delle sue sofferenze andrebbe in rosso per 509 milioni, visto che il suo patrimonio al 31 marzo era pari a 9,67 miliardi. Intesa Sanpaolo fa invece segnare un «avanzo» di 35,1 miliardi, Unicredit di 30,2, Ubi di 5,57. Il margine più risicato è invece quello di Veneto Banca, che dispone di appena 359 milioni di patrimonio in più rispetto alle sofferenze e non a caso potrebbe essere una delle prime banche su cui intervenire dopo Mps.