Economia

La mappa dei partiti e dei sindacati che non pagano l'affitto all'ATER

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I Radicali ieri hanno messo online una mappa degli immobili locati dall’ATER a partiti politici, organizzazioni sindacali ed enti associativi, con l’indicazione, per ciascuno di essi, del conduttore, dell’indirizzo e dell’importo dei canoni non pagati. Stando ai dati resi pubblici i canoni non pagati, al 30 novembre dello scorso anno, ammontano a quasi sette milioni di euro cifra alla quale andrebbe aggiunto l’ammontare degli affitti “in corso di regolarizzazione” (in blu nella mappa) sui quali non sono disponibili informazioni.

Recuperati due milioni in tre mesi, ma mancano ancora sette milioni di euro

L’operazione trasparenza del Partito Radicale è stata resa possibile dalla legge regionale del 10 agosto 2016 che al comma 11 dell’articolo 1 prevede proprio che qualora i locatari di un immobile ATER siano partiti politici, sindacati o altre associazioni venga pubblicato sul sito dell’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale lo stato di morosità:

Nel caso in cui i contratti di locazione di immobili ATER prevedano quale conduttore un partito politico, un’organizzazione sindacale o altro ente associativo, l’ATER dispone la pubblicazione trimestrale, sul proprio sito istituzionale, dell’elenco dei locali commerciali in morosità e dei beni immobili ceduti in locazione, con accorgimenti idonei ad evitare la diffusione di dati di persone fisiche

Il Direttore Generale dell’ATER di Roma Francesco Mazzetto fa sapere che grazie a questa misura l’ATER è riuscita a fa rientrare in cassa due milioni di euro (nella mappa in verde sono segnati gli enti che hanno sanato la loro posizione). A fine luglio 2016 il “buco” dell’Azienda ammontava però a oltre otto milioni di euro. Esaminando la mappa emerge che il Centro giovanile Partenope SAS è l’ente che è maggiormente indebitato nei confronti di ATER con una morosità pari a 357.673 euro. Seguono, sul “podio”, il Circolo ricreativo Corinaldo (217.505 euro) e il Club Peperino (184.295). Ma tra le varie sedi di circoli culturali e CAF e addirittura quella del Sindacato Inquilini Feder.Casa di Via Niso (che ha una morosità di 111.270 euro) spuntano le sedi di molti partiti politici. C’è il Circolo A.N. Corviale dal quale ATER avanza 161.567 euro, quello di SEL di via Silvano (142.397 euro di canoni non pagati) ma ci sono anche quello dell’UDC di via Anagni (141.089 euro), quello del PSI di via Corinaldo (77.242 euro) e quello del Partito Democratico Appio Tuscolano (77.152 euro). I Radicali però non sono interessati al solo dati economico ma anche ai criteri in base ai quali gli immobili occupati da partiti, associazioni, sindacati, polisportive e bocciofile sono stati dati in affitto a quei soggetti:

chi rappresentano quei soggetti, chi sostengono, a quali centri di interesse sono riconducibili e quanti di loro, al momento opportuno, si trasformeranno in comitati elettorali, in centri di recupero di preferenze, in serbatoi di voti. La sensazione generale è, purtroppo, la solita: come in passato fioriscono e prosperano le clientele, le rendite di posizione, i centri di interesse non trasparenti e la riproduzione del consenso, grazie alla consueta erogazione favori più o meno espliciti agli “amici degli amici”, a tutto discapito della gestione efficiente del patrimonio pubblico e del perseguimento degli interessi dei cittadini.

C’è in oltre da rilevare che tra i partiti sono soprattutto le sedi dei circoli del PD e di PRC ad aver iniziato le pratiche per sanare la loro posizione debitoria nei confronti di ATER. Più refrattarie a voler regolarizzare la propria situazione sembrano invece essere le numerose polisportive e centri sportivi che da quando è scattata la norma sulla trasparenza non hanno fatto molto per pagare il proprio debito.
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Dalla tabella riepilogativa dell’ATER emerge infatti che tra luglio e novembre le associazioni sportive hanno fatto ben poco per ridurre la situazione di morosità (appena centomila euro in tre mesi). La parte del leone – rispetto al debito complessivo – però la fanno sempre le associazioni culturali e i partiti politici che sono responsabili della maggior parte del buco di ATER a Roma (e che hanno restituito complessivamente un milione a “testa” in tre mesi). I quasi sette milioni di debiti non riscossi da ATER sono però una goccia nel mare se confrontati al debito che l’Azienda ha nei confronti del Comune di Roma per il mancato pagamento dell’ICI-IMU. Un debito che è quantificato in 510 milioni di euro e che ATER vuole ripagare vendendo 2.196 immobili di proprietà in modo da poter ottenere la liquidità necessaria a saldare i conti con il Campidoglio.