Opinioni

La libertà di stampa spiegata a Beppe Grillo

Beppe Grillo oggi ha scoperto di essere la causa del problema di libertà di stampa in Italia. Per la verità non è vero che è “il problema” ma uno dei problemi. E ad essere precisi non è da quest’anno che Reporter sans frontieres ha attribuito al partito di Beppe Grillo la corresponsabilità dello stato della libertà di stampa nel nostro Paese. Ma dopo aver passato anni ad accusare i giornalisti di essere servi del regime e aver creato liste di proscrizione Grillo ha deciso che è più conveniente fare la parte della vittima.

Il senso di Grillo per la libertà di stampa

Beppe Grillo ovviamente non ha capito – o finge di non capire – perché Reporter sans frontieres parla di lui. Il motivo è semplice: “il livello di violenza contro i giornalisti (intimidazioni verbali e fisiche, provocazioni e minacce) è allarmante, soprattutto nel momento in cui politici come Beppe Grillo, del Movimento Cinque Stelle non esitano a fare pubblicamente i nomi dei giornalisti che a loro non piacciono”. Questo però Grillo stranamente non lo scrive nel suo post. In fondo è molto meglio recriminare la “lunga” lista di torti subiti che raccontare del modo con cui il MoVimento 5 Stelle gestisce i rapporti con la stampa e i media che sono il vero problema. Non è quello che scrive grillo sul Blog (a proposito, ci scrive?) ma le modalità con cui il M5S si rapporta ai media a creare difficoltà.
beppe grillo libertà di stampa classifica reporter sans frontieres 2017 - 1

Beppe Grillo e il complotto per cambiare la classifica

Ma c’è dell’altro: Grillo crede che la classifica sia stata cambiata dopo pressioni di “direttori dei giornali italiani”:

Forse non sono stati informati bene dai direttori dei giornali italiani che li hanno contattati per cambiare la classifica (vi hanno contattato, vero?). Non viene pubblicata l’identità dei giornalisti sgraditi, viene smentita la balla che diffondono o viene risposto alle loro offese gratuite.

Grillo dimostra di non capire come funziona il meccanismo d’indagine di Reporter sans frontieres che prevede che la classifica venga stilata in base al punteggio conseguito dal singolo paese. Il punteggio viene calcolato sulle risposte fornite ad un questionario che Rfs fornisce ad alcuni giornalisti locali di cui – per ovvie ragioni – non è nota l’identità. Ma per Grillo la classifica “è stata cambiata” perché Rfs ha ceduto alle pressione di fantomatici direttori di giornale. È il metodo a 5 Stelle: se qualcosa non ti piace gettaci del fango sopra. Lo si è visto con le ONG che aiutano i migranti e lo si vede ora con Reporter sans frontieres.

Quando Grillo raccontava che la stampa in Italia non è libera

Ma Grillo non l’ha sempre pensata così, ad esempio l’anno scorso in occasione del rapporto che ci ha messi al 77° posto della libertà di stampa il Capo Politico del MoVimento ne dava l’annuncio con preoccupazione. In un post sul blog Grillo spiegava che «in Italia c’è una delle informazioni peggiori del mondo occidentale e non solo. Quest’anno per Reporter senza frontiere la stampa italiana è scesa al 77esimo posto, 4 posizioni in meno rispetto all’anno scorso, superata dal Burkina Faso»Grillo accusava la “propaganda del regime renzinverdiniano” di nascondere le notizie ed invitava i suoi ad informarsi in Rete dove non ci sono censure.
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Il problema è che anche lo scorso anno Rfs non si riferiva alla qualità dell’informazione ma alla possibilità dei giornalisti di fare liberamente il proprio lavoro. Inoltre va fatto notare che a contribuire a farci ottenere un piazzamento così poco onorevole lo scorso anno c’è stato il fatto che per Reporter sans frontieres il caso Vatileaks e il processo in Vaticano a due giornalisti italiani è stato visto come una faccenda italiana. In realtà quel processo riguardava le istituzioni dello Stato Vaticano (e quest’anno il processo si è concluso con l’assoluzione di Nuzzi e Fittipaldi). È anche per quel motivo che nel 2016 l’Italia ha “scalato la classifica”. Per Grillo però è più importante sventolare l’attestato rilasciato da Julian Assange che ha detto che i 5 Stelle hanno squarciato il velo “della vecchia stampa mainstream corrotta“. Assange però non ha detto in che modo i 5 Stelle, che sono sempre in televisione, lo avrebbero fatto.

La confusione di Carla Ruocco

Ad aumentare il livello di confusione c’è un tweet della deputata Carla Ruocco che nell’ansia di fare bella figura ha scoperto chi si cela dietro Rsf in italia: Eugenio Scalfari e Roberto Saviano che sono due membri italiani del consiglio emerito (e non i giornalisti che compilano i questionari). La situazione per la Ruocco è chiara perché i due non sono certo amici del 5 Stelle e quindi faceva tutto parte di un piano per affossare il M5S.
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La cosa però rende ancora più evidente la confusione mentale dei 5 Stelle e il loro problema con il giornalismo: per un anno sono andati avanti a spiegarci che aveva ragione Rfs a dire che in Italia non c’era libertà di stampa e ora scoprono che a dircelo erano quei due “amici” del MoVimento. Ma questa è la fine che fanno (e faranno) tutti quelli che il 5 Stelle usa per fare propaganda: non appena dicono qualcosa non va allora devono essere distrutti.