Economia

La legge sullo spreco alimentare

La legge 166/2016 sullo spreco alimentare è entrata in vigore il 14 settembre dopo essere stata approvata da Camera e Senato con il voto di tutti i partiti. Regola (e rende più semplici) i meccanismi con cui cibo e farmaci in eccedenza possono essere donati a enti pubblici o privati che, senza scopi di lucro, li usino per fini di solidarietà, come il soccorso di persone indigenti. In Italia lo spreco è un problema macroeconomico. Spiega oggi il Corriere:

Secondo il ministero delle Politiche sociali nel 2015 hanno fatto ricorso all’aiuto alimentare 2,8 milioni di persone, ma la stima tiene conto solo del consumo di derrate da circa 100 milioni l’anno finanziate dai fondi europei (e per il 15% dal governo). A questi si aggiungono i doni dei privati e la lotta allo spreco. Il Banco Alimentare, di gran lunga il leader in questo settore, riesce a recuperare poco più di 30 mila tonnellate di cibo all’anno e sostiene 1,5 milioni di persone; ma il Politecnico di Milano stima che si buttano in Italia ogni anno 5,1 milioni di tonnellate di alimenti commestibili.
Non è un problema triviale in un Paese dal welfare pieno di malformazioni: Banca d’Italia stima che il 10% più povero della società sia tornato ai livelli di reddito del 1977, ma i trasferimenti pubblici in proporzione alle entrate familiari contano molto di più per il 30% degli italiani che guadagna di più. Nel frattempo i vincoli di bilancio inducono il governo a rinviare qualunque misura di sostegno ai 4,5 milioni di persone comprese nella categoria dei poveri «assoluti»: gli incapaci di comprarsi beni essenziali come il cibo.

spreco alimentare
Lo spreco alimentare in Italia (Corriere della Sera, 27 settembre 2016)