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La guerra aerea all'ISIS sta riuscendo?

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Un’infografica del Corriere della Sera pubblicata a corredo di un articolo di Guido Olimpio riepiloga oggi lo scenario del Medio Oriente in mano all’ISIS e le missioni aeree soprattutto degli Stati Uniti contro il gruppo. I numeri dicono che 15mila mujaheddin sarebbero stati colpiti dalle incursioni aeree, che sono riuscite a rallentare e talvolta a fermare l’avanzata dei miliziani dello Stato Islamico in alcune aree, ad esempio intorno alla città curda di Kobane. 23 mila ordigni sono stati sganciati nei 6.600 «strikes» effettuati dalla coalizione in Siria e in Iraq. Sono state eseguite 23 mila missioni di rifornimento in volo. In agosto la media giornaliera delle sortite è stata di 23,6. Quasi zero rispetto ad altri conflitti. 3,7 miliardi di dollari è iI conto provvisorio dell’operazione pari a circa 9,9 milioni al giorno, dei quali 4,6 in missili, razzi e bombe. La maggior parte del lavoro è ricaduta sugli Usa, benché l’alleanza sia composta da una dozzina di Paesi. 119 i carri armati distrutti, ma soltanto il 3% di campi d’addestramento. Nella seconda fase, i raid hanno incenerito 196 impianti petroliferi e all’inizio del 2015 sono stati eliminati alcuni «quadri» dello Stato islamico che però vengono subito rimpiazzati

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Gli attacchi aerei all’ISIS