Economia

La Germania vuole la Grexit

«Penso che sarà una riunione piuttosto difficile: sui contenuti e ancor più sulla fiducia». «Le cifre delle proposte greche non sono credibili e la ridiscussione del debito non è prevista dai trattati». «Le istituzioni sono critiche, perché il piano è carente su alcune aree. Avvieremo i negoziati quando le condizioni richieste saranno state soddisfatte. E alcuni governi potrebbero esser scettici sulla volontà dei greci ad attuare gli impegni presi. Stiamo parlando di impegni che questo governo aveva respinto la scorsa settimana»: tre dichiarazioni, rispettivamente del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, di Wolfang Schaeuble e di Eric Wiebes, sottosegretario alle Finanze dell’Olanda fanno capire che il piano di Tsipras «uguale a quello della Troika raga» non è piaciuto molto alla Troika (statece, raga). E dalle parole della Germania, qui abilmente rappresentata dal suo ministro delle Finanze, si capisce che Berlino è ben più che psicologicamente preparata alla Grexit: sembra direttamente puntarci.
 
LA GERMANIA VUOLE LA GREXIT
Si può d’altro canto guardare al bicchiere mezzo pieno. E notare che la proposta greca non è stata ritenuta tale da essere respinta, aprendo così uno scenario estremo direttamente il sabato. Ma questo non significa nemmeno scampato pericolo. “Stiamo per iniziare una riunione che si preannuncia lunga, comunque c’è spirito costruttivo. Ricordo una cosa che forse non è chiara – ha affermato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – noi non siamo qui per chiudere un negoziato stasera, ma per verificare se ci sono le condizioni per iniziare un negoziato importante visto che si parla di un programma Esm di medio termine, che è molto impegnativo. Il cammino non è facilissimo ma ce la metteremo tutta”. Lo spagnolo Luis de Guindos si è detto “ottimsita” che con le nuove proposte “la Grexit non si verificherà”. Il vicepresidente della Commissione europea Vladis Dombrovskis ha parlato di “chiari progressi” da parte dei greci con le sue ultime proposte, ma anche di “perplessità e dubbi” che permangono. “Oggi – ha confermato – si discuterà di dare un mandato a Commissione Ue, Bce e Fmi per avviare negoziati su un piano di aiuti dell’Esm”, il fondo salva Stati Ue. La direttrice del Fmi Christine Lagarde si è limitata ad affermare che “siamo qui per fare molti progressi”. Mentre secondo il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, una rapida attuazione delle riforme previste “è la chiave di tutto”. I lavori, prevedono in molti, si preannunciano lunghi, sino alla notte. L’obiettivo è stabilire se ci sono le condizioni, in base alla proposta di impegni presentata da Atene, per aprire i negoziati per un programma Esm di medio termine. L’intenzione di alcuni paesi però è già chiara. Le posizioni d’altro canto sono chiarissime: Le proposte di riforma del governo greco “sono una buona base per avviare le discussioni e i negoziati” per un nuovo programma di sostegno, secondo il ministro francese delle Finanze, Michel Sapin. “La fiducia è un elemento fondamentale e se vogliamo un accordo duraturo il governo greco ci deve spiegare come attuerà le riforme, quando lo farà e a che ritmo. E’ così che potrà ricreare la fiducia”, continua. Da parte sua l’Eurogruppo “deve dimostrare che, se c’è la fiducia, è capace di offrire alla Grecia il sostegno di cui ha bisogno”, aggiunge.

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Gli schieramenti in Europa sulla Grexit (La Stampa, 8 luglio 2015)

IL COMPLOTTISMO DI VAROUFAKIS
E infatti le dichiarazioni rispecchiano quasi pedissequamente le posizioni di partenza. Duro il ministro slovacco, Peter Kazimir. “Le proposte greche sarebbero appropriate per completare il secondo programma, ma temo che non saranno abbastanza per il terzo. Inoltre vedo un enorme problema con l’analisi delle istituzioni sulla sostenibilità del debito”. Più possibilista il responsabile lussemburghese delle Finanze, Pierre Gramegna, secondo cui “il piano greco non è molto distante da quello che c’era sul tavolo delle trattative. Sarà importante come questo sarà tradotto in legge”. E, ha sottolineato a margine dell’Eurogruppo a Bruxelles, “è ovvio che la Grecia ha bisogno di un aiuto sul debito. Non so quando ne parleremo, ma non ha senso rimandare la discussione”. Per lo sloveno Dusan Mramor “ci sono ancora alcune questioni aperte, ma ci sono anche delle possibilità”. Il maltese Edward Scicluna ha sottolineato che “abbiamo bisogno di rassicurazione sull’attuazione delle proposte”. Nel frattempo, in un lungo commento sul Guardian, Yanis Varoufakis disegna una tesi complottista che vorrebbe il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble favorevole al Grexit  “per terrorizzare i francesi e costringerli ad accettare il suo modello di un’eurozona inflessibile”. Varoufakis precisa di aver maturato tale convinzione durante i negoziati condotti con il governo di Atene negli ultimi mesi. Secondo l’ex ministro, “dopo la crisi del 2008-9, l’Europa non ha saputo come rispondere”, dibattendosi tra la scelta di “preparare il terreno ad almeno un’espulsione (cioè la Grexit) per rafforzare la disciplina, o di andare verso una federazione”. Ma “fino ad oggi l’Europa non ha fatto né l’una né l’altra scelta”. A fronte di tale situazione, per Varoufakis “il ministro tedesco Schaeuble è convinto di aver bisogno di una Grexit per ripulire l’aria, in un modo o in un altro, e all’improvviso un debito pubblico greco insostenibile, senza il quale verrebbe meno il rischio di una Grexit, ha acquistato una nuova utilità per Schaeuble”. Ipotesi che ha il pregio, dal punto di vista di Atene, di mantenere la Francia sulla sua posizione e continuare a battersi per evitare la Grexit. Francia e Usa sono gli unici grandi a chiedere esplicitamente di mantenere la Grecia nell’euro. Berlino intanto sfoglia la margherita.


È LA POLITICA, BELLEZZA

Un’altra tesi che circola in queste ore è quella che punterebbe sull’intenzione di “favorire” un cambio di maggioranza in Grecia, visto che quindici deputati di Syriza (su 149) non hanno votato a favore dell’accordo in Parlamento e però Tsipras ha ricevuto il sostegno dei tre partiti maggiori. Un cambio di maggioranza non vuol dire per forza un cambio di premier, ma Tsipras ha spiegato che avrebbe lasciato la poltrona di premier in caso di vittoria del sì al referendum, ed è inevitabile pensare che invece avrebbe potuto mantenerla con un’altra maggioranza già all’epoca. E se ha detto di no una settimana fa, non si capisce in che modo potrebbe dire di sì ora. Se invece Tsipras mollasse davvero, l’Europa sarebbe per la seconda volta (parzialmente) responsabile di un cambio di governo ad Atene. Un po’ troppo, per tempi di (presunta) pace. Intanto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha proposto una Grexit per cinque anni, tempo in cui Atene potrebbe ristrutturare il suo debito, secondo quanto scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung am Sonntag, citando un documento del ministero delle Finanze. Non sembrano granché interessati alla politica di Atene, dalle parti di Berlino. Il loro piano è chiaro.

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