La macchina del funky

La foto di Luigi Di Maio con Dino Tredicine

luigi di maio dino tredicine

Un membro della famiglia Tredicine ha pubblicato su Facebook (e poi cancellato, ma nel frattempo aveva fatto il giro di Twitter) questo scatto che ritrae il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio con Dino Tredicine durante la manifestazione degli ambulanti contro la Direttiva Bolkestein. Dino Tredicine, segretario Fivag-Cisl, è il padre dell’ex consigliere comunale Giordano.
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Alfiero Tredicine, figlio del mitico Donato, fondatore della dinastia dei caldarrostai a Roma (nel 1959 aveva lasciato il paese di Schiavi, in Abruzzo, per trasferirsi a Roma) e in seguito dell’impero dei camion bar, è uno dei fratelli Tredicine, nonché lo zio del consigliere comunale Pdl Giordano Tredicine che fu vice assessore alle Politiche sociali nella giunta Alemanno, e che – nella stessa legislatura – dovette subire l’onta d’essere costretto a firmare (dai suoi compagni di partito, il Pdl) una delibera che tentava di limitare lo strapotere dei bancarellari. Accanto a loro, i fratelli di Alfiero: Mario, Elio, Dino ed Emilia, giunti nella capitale all’inizio degli anni Ottanta. (Corriere della Sera)

Giordano Tredicine, oggi a processo per Mafia Capitale, è il rampollo della famiglia che detiene il monopolio sul commercio degli ambulanti a RomaUn’inchiesta di Repubblica di qualche anno fa rivelava che nel 2012 dei 68 posti disponibili per i venditori ambulanti nel centro di Roma 42 erano di proprietà dei Tredicine. Il Tempo invece sostiene che delle 70 licenze del centro storico “almeno la metà sono riconducibili direttamente o indirettamente a Tredicine“. Insomma la famiglia di Giordano detiene un vero e proprio impero commerciale, a volte le licenze le vende (e dal momento che il Comune di Roma non ne rilascia di nuove da anni il prezzo si aggira intorno ai 600 mila euro) a volte le affitta o dà in concessione lo spazio ad altri ambulanti. Oltre a questi i Tredicine controllano la metà (centocinquanta su trecento) dei “posti fissi e unici” ovvero quelle postazioni di vendita “storiche” assegnate dal Comune una settantina d’anni fa e che nel corso degli anni la famiglia Tredicine ha acquistato. Un business milionario: una postazione per la frutta “vale” 20-30 mila euro al mese, un chiosco per gelati davanti al Colosseo può garantire un incasso fino a cinquemila euro al giorno. Quello che conta è che i Tredicine (e i loro amici) detengono un vero e proprio monopolio della vendita in strada: oltre alle caldarroste e ai camion bar c’è anche il redditizio business delle bancarelle in Piazza Navona nel periodo della Befana. Scrivevano Federica Angeli e Fabio Tonacci su Repubblica:

Con la festa della Befana in piazza Navona un banco di articoli natalizi alza 50-60 mila euro di guadagno netto in due settimane. Il centinaio di posti disponibili viene assegnato in base ad alcuni criteri, tra cui l’anzianità. Puntualmente la maggior parte finisce ai quattro fratelli, grazie alla loro posizione dominante e al loro immenso parco licenze. Si possono permettere, ad esempio, di tenerne alcune in zone meno centrali solo per acquisire punti per entrare nella lista dei grandi eventi. Possono spostare le licenze da una zona all’altra, da un familiare all’altro, a seconda della convenienza. Una ferita alla concorrenza di mercato in un comparto, quello degli ambulanti, già congestionato, con 7 mila venditori e 130 mercati rionali. Insieme coprono il 22 per cento dell’intera vendita al dettaglio della città.

Nel dicembre 2014 il potere esercitato dai Tredicine sulle associazioni di categoria (Alfiero Tredicine è presidente di Apre-Confesercenti, Mario è vicepresidente dell’Upvad-Confcommercio, mentre Dino è vicepresidente della Fivag-Cisl) ha condizionato non poco la trattativa tra l’Amministrazione e gli ambulanti per la riorganizzazione del tradizionale mercato natalizio di Piazza Navona. Il sindaco Marino proponeva di limitare il numero dei banchi da 115 a 72, escludendo tutti quegli ambulanti che vendevano cose che con lo “spirito del Natale” non c’entravano nulla. Risultato: i 72 vincitori del bando si sono rifiutati di esporre la loro merce mettendo in scena un vero e proprio sciopero la cui parola d’ordine era “o tutti o nessuno”. Il bando del Comune (non se ne faceva uno da dodici anni) naturalmente era molto sgradito ai Tredicine che avevano tutto l’interesse a preferire una situazione in cui potevano farsi forza dei loro diritti acquisiti per anzianità di servizio. I commercianti di Piazza Navona fecero anche ricorso al Tar per tentare di far sospendere il bando ma il Tribunale amministrativo regionale rigettò la richiesta di sospensiva fissando l’udienza pubblica per la trattazione della materia proprio per oggi, 4 giugno 2015. Per tutta risposta allora i 72 vincitori non hanno ritirato le concessioni e hanno fatto saltare la festa. Giordano Tredicine si è sempre dichiarato estraneo alla gestione degli affari di famiglia, ma nel 2010l’allora consigliere di maggioranza tentò di far passare una delibera che avrebbe agevolato gli affari degli ambulanti allentando i controlli sugli abusi e proponendo addirittura che “aree oggetto di precedente concessione e regolarmente utilizzate non possono costituire oggetto di nuove concessioni“, un emendamento che se fosse passato avrebbe consentito ai detentori di licenze il possesso delle stesse vita natural durante. All’epoca la trovata di Tredicine scatenò un putiferio nel PDL.
EDIT: Luigi Di Maio su Facebook spiega la natura della foto:
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