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La figuraccia di Conte e Di Maio sulla Libia

Il generale Haftar è arrivato ed ha incontrato il premier. Saputo del «nemico», Sarraj ha però cancellato il viaggio a Roma ed è ripartito per Tripoli

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Ieri il governo Conte ha rimediato una figuraccia epocale sulla Libia. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha programmato un doppio incontro a Palazzo Chigi con il presidente libico Al Sarraj e il generale Khalifa Haftar, con l’obiettivo di una mediazione tra le due parti in conflitto. Ma dopo che Sarraj ha scoperto che Conte aveva non solo invitato anche Haftar, ma anche ricevuto prima lui, ha annullato la missione a Roma ed è tornato da Bruxelles in Libia.

La figuraccia del governo Conte sulla Libia

Il presidente del Consiglio ha visto così solo l’uomo forte della Cirenaica. Ha rivolto al suo ospite l’appello ad evitare una escalation del conflitto, ad accogliere gli inviti per un cessate il fuoco. E a lavorare per una ricomposizione del quadro in Libia. Un’opera di mediazione che sarà portata avanti anche nelle prossime ore, il tentativo sarà fatto anche con Tripoli, perché – sottolineano fonti diplomatiche – l’obiettivo di una stabilizzazione della regione è comune e non ci sono alternative. Il Corriere della Sera scrive oggi che la possibilità che Haftar arrivasse a Roma per incontrare i vertici del governo era emersa qualche giorno fa, quando si valutava l ’opportunità che la missione Ue guidata da Luigi Di Maio andasse in Libia.

I vertici dell’Aise — l’Agenzia per la sicurezza all’estero — hanno trattato con il generale per sondare la sua disponibilità. Il via libera arriva ieri mattina, quando si scopre che Haftar sta arrivando in Italia per incontrare una delegazione Usa. Conferma anche Al Sarraj, in viaggio verso Bruxelles per incontrare l’Alto appresentante dell’Ue per gli Affari esteri Josep Borrell. E così la presidenza del Consiglio stabilisce il programma: ore 15.30 colloquio tra il premier e Haftar, ore 18.30 colloquio tra il premier ea l Sarraj. Dovrebbe rimanere tutto segreto, ma alle 15 il corteo di Haftar arriva direttamente in piazza Colonna, in pieno centro. «Abbiamo messo il tappeto rosso», filtra dalla sede del governo. Il generale non si sottrae a fotografie telecamere, poi entra a Palazzo Chigi.

L’incontro con Conte dura tre ore, ma già prima della fine si scatena l’ira di al Sarraj. Alle 17.30 da Tripoli arrivala notizia che «il presidente non sarà a Roma. Dopo aver saputo della presenza del generale Haftar ha cambiato programma e ha deciso di non venire». Passa qualche minuto e da Bruxelles arriva la conferma. Visita annullata.

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La Libia oggi (Corriere della Sera, 6 gennaio 2020)

In quegli stessi minuti Di Maio rifiuta di firmare la dichiarazione finale del vertice convocato al Cairo sulla Libia. Una mossa, spiegherà poi, «decisa perché bisogna essere moderati e non spaccare l’Unione Europea». Secondo il titolare della Farnesina «il documento esprime una dura posizione degli altri Paesi nei confronti della Turchia e di Sarraj».

Il pasticcio di Conte e i pericoli dei diplomatici

La versione ufficiale di PalazzoChigi dell’incomprensione con Fayez al Sarraj, che di rientro da Bruxelles ha prima confermato un incontro con Conte e poi ha deciso di tirare dritto e rientrare in Libia, si aggrappa ad una presunta fake news. I media libici avrebbero rilanciato a metà pomeriggio l’intenzione (infondata) del presidente del Consiglio di fare incontrare i due avversari. I diplomatici della Farnesina invece parlano di «errore madornale che ci costerà caro». La Stampa intanto accredita la versione dell’incontro contemporaneo:

C’è da dire che se a Giuseppe Conte fosse riuscito di far sedere nella stessa stanza, anche se non contemporaneamente al-Sarraj e l’arcinemico Haftar, sarebbe stato un capolavoro che avrebbe oscurato l’asse russo-turco e proiettato nuovamente l’Italia alla guida dei Paesi in grado di influenzare le sorti della Libia. Questa era la sua ambizione. Avrebbe fatto bingo, e invece si è ritrovato con una sedia vuota e tante giustificazioni da dare, se addirittura il capo del gruppo di con tatto russo sulla Libia, Lev Dengov, arriva a parlare di un fallimento dovuto all’«inadeguata organizzazione italiana». L’effetto finale, certo, non fa piacere a nessuno. E lo stesso Luigi Di Maio, dall’Egitto, fatica a nascondere il suo disappunto per come sono state gestite le informazioni e le visite dei due contendenti libici.

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Per rimediare, Conte fa trapelare una telefonata, entro la serata di ieri, con Sarraj, oltre a imminenti «interlocuzioni a massimi livelli mondiali». Un incontro con Erdogan, un colloquio telefonico a breve anche con Donald Trump, e un viaggio nei Paesi confinanti con la Libia. Tommaso Ciriaco su Repubblica invece spiega che l’episodio va a inquadrarsi intorno alla “concorrenza” tra Conte e Di Maio:

In queste ore di diplomazia sul filo pesa pure una competizione strisciante tra Conte e Luigi Di Maio. Negli ultimi giorni le strategie dei due leader non convergono fino in fondo. Non sul nome giusto per un eventuale “inviato” italiano sul dossier libico, e neanche sul modo migliore per riavvicinare l’esecutivo ad Haftar senza indispettire Serraj. Per il ministro l’Italia deve affiancarsi a Russia e Turchia, per Palazzo Chigi è prioritario soprattutto mantenere buone relazioni con il premier libico (già ieri sera Conte aveva in agenda un contatto telefonico per chiudere il caso), l’unico modo per evitare che l’abbraccio turco a Serraj diventi esclusivo.

Almeno su questo punto, proprio il leader di Tripoli lascia margini di manovra, perché ha tutto l’interesse a giocare su più tavoli: non solo Erdogan, ma anche Roma e – sperano nel governo – Washington. Ecco il nodo, lo stesso di sempre: Conte ha bisogno del sostegno di Trump. Nei prossimi giorni ci sarà con ogni probabilità un contatto telefonico tra il premier italiano e il Presidente degli Stati Uniti. E l’avvocato dovrebbe anche incontrare il presidente turco Erdogan.

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