La macchina del funky

La figuraccia dello staff della Raggi con il Vaticano

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Simone Canettieri sul Messaggero ed Ernesto Menicucci sul Corriere Roma raccontano oggi un retroscena imbarazzante dietro il forfait di sabato scorso dato da Virginia Raggi al Vaticano. Pare infatti che sia stato addotto un motivo “burocratico” dietro il no all’incontro con monsignor Galantino e i giovani dell’Azione Cattolica:

Ma perché Virginia Raggi non è andata da monsignor Galantino? La necessità di dedicarsi al figlio? Anche. Ma pare che il motivo sia più «burocratico». Lo staff della sindaca ha detto al cerimoniale del Comune che Raggi deve andare «quando c’è un pari grado», cioè nel caso del Vaticano «il Papa». Secondo la tesi, senza Santo Padre la sindaca può delegare un assessore, «pari grado» di un cardinale o di un vescovo. In Comune sono ancora con gli occhi di fuori. E fino alla mattina di sabato scorso hanno provato a convincere la sindaca. Inutilmente.

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Il Messaggero è ancora più specifico e cita il cerimoniale del Campidoglio e la segreteria politica della sindaca: la risposta sarebbe stata «La sindaca Raggi sarà presente solo se ci sarà il suo omologo, quindi il Papa, altrimenti no. Se ci sarà un vescovo,noi manderemo un assessore». Ora, inutile star lì a spiegare che il Papa non è un omologo della Raggi perché è il capo di uno Stato estero (e la Raggi ha vinto la corsa al Campidoglio, non quella al Quirinale). Ma a quanto pare la decisione è venuta da Andrea Mazzillo, già mandatario della campagna elettorale della sindaca (con polemiche, visto che era stato candidato alle primarie PD) e oggi assunto nel suo staff:

Tanto che alla fine si è presentata all’evento l’assessore alla scuola Laura Baldassarre, accolta da monsignor Galantino. Che ha poi minimizzato l’assenza della sindaca (ufficialmente per «motivi personali» nel pomeriggio è stata avvistata con la scorta a fare la spesa) con una battuta tagliente: «Sarei stato deluso se non avessi trovato i ragazzi». La diplomazia della Cei è rimasta spiazzata dalla versione partita dal Campidoglio. Anche perché il forfait della Raggi ha innescato poi una serie di reazioni a catena che hanno fatto trasparire, tra frenate e conferme, una certa irritazione della Chiesa per la partenza del Comune a Cinque Stelle. In Campidoglio il cortocircuito non è passato inosservato, visto il clima che si respira. E anche la giustificazione dell’equiparazione Galantino uguale assessore, Papa uguale sindaca non è andata giù a molti. Anche perché l’iniziativa era organizzata dal segretario generale della Cei. Lo scivolone ha fatto scattare subito la caccia al responsabile, nel mirino il capo della segreteria politica di «Virginia» Andrea Mazzillo.

L’incidente diplomatico intanto c’è stato. Ma la giunta Raggi, se non altro, ha il merito con queste scelte e uscite di tradire una “laicità” di fatto ammirevole, specialmente se si ricordano le tante occasioni in cui i sindaci di Roma sono andati a baciare virtualmente l’anello Oltretevere. E, vista anche la decisione della sindaca di celebrale le prime unioni civili gay in Campidoglio il 17 settembre, l’atteggiamento è per lo meno apprezzabile. Aspettiamo i fatti adesso.

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