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«La fiducia sulle Unioni Civili? Fascismo strisciante»

michele pennisi

Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e per diverso tempo delegato della Cei per la scuola e l’educazione, parla con Repubblica della fiducia sulle Unioni Civili che si voterà oggi alla Camera e la definisce come “fascismo strisciante”. I vescovi, che mai si sono preoccupati per una fiducia messa dal governo in più di sessant’anni di storia repubblicana, oggi che riguarda un provvedimento a loro inviso si svegliano:

«Credo davvero che aver posto la fiducia sia un fatto del tutto negativo per la nostra democrazia. Argomenti così delicati e importanti necessiterebbero infatti di altri approcci. Con la fiducia, piuttosto, il Parlamento viene imbavagliato. E in questo modo non si tiene conto che esiste una grande fetta del Paese che questa legge non la vuole. A mio avviso questo modo di fare è fascismo strisciante, un qualcosa che in nessun modo condivido».

Parlando con Paolo Rodari di Repubblica Pennisi riesce persino a incitare alla violazione di una legge dello Stato:

Alfio Marchini ha detto che se venisse eletto sindaco di Roma non escluderebbe di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza. Non le sembra troppo?
«Di fronte a una legge ingiusta è lecito esercitare questo diritto. Se dall’alto lo Stato impone leggi che non si condividono, si può obiettare. Non vedo per quale motivo non si potrebbe fare».
Da anni l’Italia aspetta questa legge, anche per garantire diritti sacrosanti alle coppie di fatto. Perché adesso tornare a fare le barricate?
«Non si tratta di fare le barricate. Semplicemente di dire che i diritti delle persone conviventi si possono tutelare in altro modo».
Ad esempio come?
«Con un testo unico sui diritti. Un testo che elenchi e ribadisca quanto l’ordinamento italiano già prevede, esplicitamente o implicitamente, per le persone impegnate in convivenze. Invece questa legge a mio avviso ha un portato ideologico».

Come sono punk ultimamente i vescovi, nevvero?

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