Il vicesindaco a colloquio con il Fatto: «C'è troppo clamore, abbiamo solo perso un assessore»

Alessandro D'Amato

È davvero fantastica l’intervista rilasciata da Daniele Frongia al Fatto Quotidiano oggi. Il vicesindaco di Roma, anche lui capo di gabinetto per qualche giorno prima di finire revocato, era già stato un po’ da tutti ammirato per la capacità di comunicazione, l’eloquio, il carisma politico in questa intervista al Tg1, grazie alla quale milioni di italiani hanno avuto modo di testare la sua clamorosa capacità di affrontare i media per difendere la sindaca.


Daniele Frongia al Tg1 non sa rispondere sulla… di next-quotidiano

Ma con il Fatto Frongia ha dato qualcosa in più e gli va riconosciuto come merito, del quale dovrà dargli atto anche Francesca De Vito: diamo un’occhiata alle prime domande e alle prime risposte dell’intervista.

 

In due mesi è successo di tutto, tra assessori e dirigenti che sbattono le porte e crisi tra sindaca e Direttorio. Le pare poco?
Sta venendo tutto ingigantito. Tutti questi titoli e questo clamore, ma il clima in giunta è sempre costruttivo, e alla fine si è solo dimesso un assessore al Bilancio. Se si guardasse indietro, si scoprirebbe che nelle passate giunte dimissioni di assessori e rimpasti avvenivano di continuo.

In realtà qui Frongia dimentica che si sono dimessi anche i vertici di ATAC ed AMA, e un capo di gabinetto mentre un altro (lui stesso) è stato revocato qualche giorno dopo la nomina. Ma non gli si può mica chiedere di stare attento quando si caccia la gente: chiedete al vicesindaco, no? Che ne sa poro Frongia?

Non si è dimesso solo Marcello Minenna, ex titolare del Bilancio, ma anche l’ex capo di gabinetto Carla Raineri. E il successore di Minenna, Raffaele De Dominicis, l’avete fermato voi.
Il suo successore non era ancora entrato in carica. E la decisione su De Dominicis è nata da un fatto sopraggiunto (è indagato, ndr).

In questa risposta Frongia dà il meglio di sé. Pare infatti non essersi accorto che De Dominicis era stato invece nominato dalla sindaca, come dimostra il documento che vedete qui sotto. Tra l’altro, anche se non gli erano state assegnate le deleghe, venerdì De Dominicis non era ancora stato ufficialmente revocato.

In più, non è vero che la decisione di De Dominicis è nata da “un fatto sopraggiunto” perché l’ex magistrato aveva ricevuto un avviso di garanzia da giugno per il prolungamento dell’indagine per abuso d’ufficio deciso dal Giudice delle Indagini Preliminare. Quello che è sopraggiunto è che l’ufficio della sindaca è stato informato e ha verificato con la procura (era possibile, visto che era caduto il segreto istruttorio con l’invio dell’avviso di garanzia). Infine, le due risposte sulle delibere:

Il Comune pare quasi fermo. In due mesi avete approvato solo 33 delibere di giunta, a fronte delle 50 di Ignazio Marino e delle 107 di Gianni Alemanno nello stesso lasso di tempo.
Ci sono difficoltà, ed è vero che scontiamo anche un po’ di inesperienza, perché il M5s non ha mai governato una città come Roma. Ma abbiamo ereditato una situazione difficilissima. Un’a mministrazione ferita da Mafia Capitale, con i conti in rosso e con una serie di questioni aperte escadenze improrogabili lasciateci dalla gestione commissariale.

Ma 33 delibere sono comunque poche, non crede?
Non sono nè poche nè tante. Abbiamo dovuto innanzitutto fronteggiare i problemi urgenti. Io ho la delega allo Sport, e mi sono ritrovato con molti impianti sportivi con il bando non rinnovato per la gestione. Stiamo lavorando di notte per permettere l’inizio della stagione agonistica.

Tutte le difficoltà che racconta Frongia sono reali. Ma da consiglieri che hanno già fatto un’esperienza – posto che siano stati attenti e non fossero distratti da altri impegni – in Campidoglio dovrebbero essere avvantaggiati nelle capacità di mettere mano alla macchina amministrativa. Invece il comune di Roma amministrato dai grillini non sembra avere le idee chiarissime; tutto ciò accade mentre ad esempio la giunta Appendino a Torino (sempre grillina, sempre alla seconda esperienza in consiglio comunale, nelle stesse condizioni) ne ha fatte un centinaio. Ce n’è abbastanza per capire la differenza tra chi ha un progetto di amministrazione e chi no? Oppure dobbiamo aspettare che la giunta, la quale si lamenta dei fondi per Roma esattamente come le ultime venti, possa spendere i clamorosi risparmi che Frongia ha annunciato nel suo libro?

Alessandro D’Amato

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