Fatti

La faccia tosta di Putin: "Non siamo a Kyiv per occupare l'Ucraina"

@neXt quotidiano|

Putin

Le ha mandate in Ucraina per una scampagnata, magari con un permesso ferie retribuito. Perché Vladimir Putin – che nel frattempo continua a parlare di “operazione speciale” senza mai utilizzare le parole che meglio sintetizzano la realtà della situazione “guerra” e “invasione” – prosegue nella sua narrazione distopica della presenza delle truppe militari russi in Ucraina, con annessi bombardamenti sui civili e vittime innocenti. E anche oggi il leader del Cremlino dà una visione del tutto parallela (ed evidentemente poco veritiera) di quel che sta accadendo tra Kyiv e dintorni.

Putin e le truppe russe a Kiev che “non vogliono occupare l’Ucraina”

Mentre il presidente ucraino Zelensky otteneva l’ennesima standing ovation dal Congresso USA, Vladimir Putin – secondo quanto riportato dall’agenzia di Stato Tass – ha raccontato questa sua narrazione su quel che sta accadendo in Ucraina. Ha attaccato, come ormai ovvio (visti i precedenti) l’Occidente e poi ha provato a motivare così la presenza delle truppe russe ai confini della capitale Kyiv:

“La comparsa delle truppe russe vicino a Kiev non è collegata all’intenzione di occupare l’Ucraina”.

Insomma, secondo il leader del Cremlino i militari sono lì, ma non per conquistare e occupare il Paese. Ma non c’è solo questo. Perché nelle sue dichiarazioni emerge anche un grido che ha il sapore di una vittoria che lui pensa di avere già in pugno, parlando di operazione militare che è stata “un successo”. Il tutto lanciando l’ennesima minaccia all’Europa e l’Occidente che, oltre a “voler cancellare la Russia”, “non conosce la Russia”.

Ma questa visione parallela e distopica prosegue anche andando a utilizzare un termine che fa riferimento a una delle pagine più storicamente e civilmente dolorose del suo Paese. Ha, infatti, parlato di “pogrom” (che letteralmente significa “devastazione”) facendo riferimento all’Ucraina e alla protezione occidentale. Un termine non a caso (e che continua ad ammiccare a quel concetto di “denazificazione” già espresso nella notte del 24 febbraio, pochi istanti prima dei primi missili sull’Ucraina): si fa riferimento a quelle sommosse popolari che sono avvenute in Russia alla fine del XIX Secolo contro gli ebrei. Persecuzioni e massacri che, nella storia, poi si sono ripetute in epoca nazi-fascista.

(Foto IPP/Aleksey Nikolskyi)