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La prima dipendente pubblica licenziata con la legge Madia

marianna madia

È una dipendente del Comune di Roma la prima licenziata per effetto delle norme introdotte dalla legge Madia. Letizia Beato, 60 anni, dipendente da oltre trent’anni del Comune di Roma, ha subito il provvedimento a causa del fatto che non ha timbrato il cartellino prima di uscire dall’ufficio. Ma la storia è molto più complessa di come sembra e la sanzione verrà impugnata in tribunale.

La prima dipendente pubblica licenziata con la legge Madia

Il motivo del licenziamento è l’assenza dal lavoro nonostante il badge strisciato al momento dell’entrata in ufficio. Ma le modalità con cui si sono svolti i fatti sono molto curiose: il 20 aprile scorso la donna si è recata negli uffici di via della Greca e ha timbrato alle 7,59. Dieci minuti dopo è uscita senza strisciare il badge per prendere una camomilla visto che aveva avvertito un malore. La bevanda calda non è disponibile alle macchinette dell’ufficio. Mentre rientrava è inciampata su un marciapiede in via dei Cerchi e a causa della caduta è stata trasportata al pronto soccorso del Fatebenefratelli, che si trova non lontano dall’ufficio.
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L’infortunio è stato refertato nel modulo Inail come «caduta accidentale in via dei Cerchi mentre si recava a lavoro». Ma, come abbiamo appena scritto, la donna era già entrata al lavoro come dimostra il cartellino. L’assenza della timbratura d’uscita che «rientra nella fattispecie della falsa attestazione». Per questo è stata licenziata. La donna si è difesa affermando di “non aver timbrato l’uscita perché da una parte l’intento era di rientrare al volo e quindi confidavo in un rientro immediato in ufficio e in più nello stato di malessere in cui mi trovavo non ho realizzato che avrei dovuto timbrare, quindi ho commesso una mancanza, ma non avevo nessuna intenzione di rimanere fuori dall’ufficio”. Il Comune ha applicato il nuovo rito dei licenziamenti che comporta la sospensione immediata del dipendente e il licenziamento entro 30 giorni dalla contestazione.

Il ricorso davanti al giudice

Il difensore di Beato ha preannunciato ricorso al giudice del lavoro, perché, a suo dire, il caso è stato inquadrato come “condotta fraudolenta” mentre invece si è trattato di una semplice dimenticanza della dipendente che si è allontanata per soli 5 minuti e stava invece rientrando in ufficio. Gli atti della vicenda, come da prassi, sono stati inviati anche alla Procura di Roma che ha avviato una indagine in cui si ipotizza il reato di truffa.
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“L’assenza della timbratura in uscita rientra nella fattispecie della falsa attestazione della presenza in servizio”, si legge nel provvedimento di sospensione. La donna si è difesa affermando di “non aver timbrato l’uscita perché, da una parte l’intento era di rientrare al volo e quindi confidavo in un rientro immediato in ufficio, e in più nello stato di malessere in cui mi trovavo non ho realizzato che avrei dovuto timbrare, quindi ho commesso una mancanza, ma non avevo nessuna intenzione di rimanere fuori dall’ufficio”.

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