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Ma davvero Marianna Madia non conosce la sua riforma e i dirigenti licenziati?

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Giovedì il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia era ospite di Corrado Formigli a Piazza Pulita, nell’intervista la Madia ha dato qualche anticipazione sul contenuto della riforma della P. A. con particolare attenzione alla nuova norma che consentirebbe di licenziare i cosiddetti “furbetti del cartellino” in tempi molto rapidi, anzi rapidissimi (stando a quello che dice il governo). L’idea è quella di arrivare alla sospensione del dipendente infedele dal lavoro entro 48 ore dall’episodio di assenteismo e di ridurre i tempi del procedimento disciplinare da cento a trenta giorni.

Marianna Madia a Piazzapulita e il “reato… di next-quotidiano

I dirigenti che non avviano i provvedimenti disciplinari andranno in galera?

Il tema in questi giorni è molto sentito a causa di dopo una serie di scandali e di inchieste, alcune a dire il vero non molto trasparenti, che hanno portato alla luce per l’ennesima volta alcuni atteggiamenti disonesti dei dipendenti degli organi statali. Il governo ha quindi annunciato di voler dare una stretta in modo da evitare il ripetersi di episodi di dipendenti pubblici che timbrano il cartellino per poi assentarsi dal lavoro. A dire il vero ci aveva già pensato uno dei predecessori della Madia, Renato Brunetta, con il suo tanto contestato decreto legge 150/2009 che all’articolo 69 andava a modificare proprio la stesso articolo 55 del decreto legislativo 165 del 30 marzo 2001 che ora l’annunciata riforma della Madia vuole andare correggere nuovamente. C’è anche da aggiungere che l’introduzione di nuove norme per accelerare i provvedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti pubblici erano già state previste nella legge 124 del 7 agosto 2015 recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche eppure al momento quello che la Madia ha firmato nei giorni scorsi è un decreto che non è ancora stato scritto e del quale poco si sa. Quindi quando la Madia ha detto a Formigli che un dirigente che non avvia tempestivamente un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente scansafatiche potrebbe anche essere arrestato perché secondo la nuova norma questo costituirebbe un “reato penale” (testuali parole della Madia che ignora il fatto che un reato è sempre penale) c’è stato chi come Franco Bechis ha prontamente bacchettato il Ministro ricordandole che nel comunicato del Consiglio dei Ministri si parla unicamente di “responsabilità disciplinare del dirigente che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento“. Il che di per sé non è automaticamente un reato (e non tutti i reati prevedono l’arresto). La Madia, sostiene Bechis, non conosce nemmeno la sua riforma e parla senza cognizione di causa.  Il Corriere della Sera però riferisce oggi che alla sanzione disciplinare si andrebbe ad aggiungere anche la denuncia – nei confronti del dirigente – per omissione d’atti d’ufficio, reato che ai sensi dell’art.328 del Codice Penale comporta la reclusione fino a due anni ma in ogni caso non l’arresto. Chi ha ragione quindi? Andando a rivedere l’intervista nel finale è Formigli a chiedere – interrompendo la Madia che aveva appena pronunciato reato penale – se il dirigente potesse quindi essere arrestato, intendendo forse più semplicemente che venisse mandato in galera. Quindi più che non sapere il contenuto della sua riforma la Madia (complice il termine utilizzato dal conduttore nel formulare la domanda) ha fatto molto più semplicemente confusione tra arresto, che è un provvedimento temporaneo, e reclusione. Ed in fondo l’aggiunta della denuncia per omissione d’atti d’ufficio avrebbe senso perché la sanzione disciplinare al dirigente che non si muove per tempo nei confronti del dipendente era già prevista dalla Legge Brunetta. Al momento però nessuno ha ancora letto il testo del decreto firmato dalla Madia.