Opinioni

La crisi ha colpito di più i bambini

Linda Laura Sabbatini sulla Stampa sta pubblicando da qualche tempo una serie di approfondimenti sulla crisi in Italia e su chi ha colpito di più. Nella puntata di oggi si parla dei minori in povertà assoluta, che nel 2005 erano meno del 4% del totale, in dieci anni sono arrivati a essere l’11%; i giovani – tra i 18 e i 34 anni – sono passati dal 4% al 10%. Gli anziani invece sono rimasti stabili al 4%. I minori in povertà assoluta sono più di un milione, e altrettanti sono i giovani, mentre gli anziani sono 538 mila.
 

crisi bambini
L’infografica della Stampa sull’incidenza della povertà assoluta per classi di età (23 dicembre 2016)

La crisi ha messo in difficoltà i bambini del Nord e quelli del Sud. Figli di madri separate o divorziate, bambini con uno o più fratelli, in famiglie numerose, soprattutto nel Sud, e in famiglie straniere, soprattutto nel Nord, bambini in famiglie operaie, in tutte le zone del Paese, che sperimentano una condizione di disagio che potrebbe seriamente compromettere il loro sviluppo:

Essere poveri da piccoli significa avere più difficoltà a cogliere le opportunità di crescita sociale, significa cumulare ritardi faticosamente recuperabili in tempi brevi. La povertà infantile di oggi si trasforma con maggiori probabilità nella povertà giovane e adulta di domani, nella povertà che permane nel tempo. Vivere una condizione di deprivazione materiale compromette anche le fondamentali relazioni sociali. Nel nostro Paese il 2,9% dei ragazzi con meno di 16 anni vive in famiglie che non possono permettersi due paia di scarpe per bambino e l’8,5% abiti nuovi; il 7% non può permettersi di festeggiare il suo compleanno con amici o di invitare amici per giocare o mangiare insieme.
Il 7,7% non compra libri extrascolastici per la sua età, il 10,5% non partecipa a gite scolastiche o eventi organizzati dalla scuola a pagamento, l’11% non dispone di uno spazio adeguato per studiare. Quasi un minore su tre è a rischio povertà ed esclusione sociale. Sono dati che l’Istat raccoglie tutti gli anni e che parlano da soli, evidenziando le difficoltà dei bambini. Per tutta risposta il nostro Paese destina a famiglia e minori una quota di spesa sociale pari a poco più della metà della media europea (5,4% contro 8,5%), all’esclusione sociale e housing una quota pari appena allo 0,9% (contro una media europea del 4%). Dobbiamo essere coscienti che non investire equivale a disinvestire.

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