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La bufala di Giulio Regeni e del traffico di reperti archeologici

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Una lettera anonima ed una pista che colloca la morte di Giulio Regeni all’interno di un traffico di reperti archeologici. Sono questi gli elementi che gli inquirenti della Procura di Roma hanno acquisito nelle ultime ore e che si ritengono “poco attendibili” ed al più “falsi” o frutto al massimo del “clamore mediatico”. Perché le informazioni contenute all’interno del messaggio recapitato all’ambasciata del Cairo non portano a nulla – si aggiunge. E così come altri “spunti”, in Italia come in Egitto, tendono a distrarre dalla vera e reale indagine. “Anche perché – si sottolinea – agli anonimi non si dà alcun peso”. “Che Regeni potesse essere implicato in un traffico di reperti”, è “assolutamente un’altra bufala che offende la sua memoria”, è una versione “inquinata”, ha detto il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, al termine della audizione da parte del Comitato parlamentare del direttore dell’Aise, Alberto Manenti.

La bufala di Giulio Regeni e del traffico di reperti archeologici

Sulla vicenda Regeni, ha aggiunto Stucchi, “resta ferma la nostra linea secondo cui è inaccettabile il comportamento dell’Egitto: serve la verità vera. Nessuna verità che possa definirsi ‘potabile’ ci interessa”. E proprio in merito alla notizia, contenuta in una lettera anonima recapitata all’ambasciata italiana al Cairo, secondo cui Regeni sarebbe finito nelle mani di una banda che riciclava reperti archeologici, Stucchi ha dichiarato: “Prima parlavo di verità potabile, questa invece è inquinata”. Sul caso, ha sottolineato Stucchi, “il problema è la pressione da fare dal punto di vista diplomatico e governativo su un paese che non sta rispondendo a quelle esigenze primarie di giustizia da cui non si può prescindere”. Nel corso della riunione del Copasir, ha inoltre detto Stucchi, sono state fatte alcune valutazioni in vista dell’incontro tra investigatori egiziani ed italiani fissato a Roma per il 5 aprile che sarà importante anche “per capire e per verificare il livello di collaborazione sul piano investigativo”. L’audizione di oggi ha visto tra gli altri temi esaminati anche la situazione dopo gli attentati di Bruxelles e il quadro in Libia, con l’arrivo oggi a Tripoli del consiglio presidenziale guidato dal premier designato Fayez Al Sarraj. Intanto l’Italia aspetta ancora dall’Egitto immagini video, tabulati telefonici, referti e verbali. Da tempo la procura attende di ricevere quel materiale, più volte sollecitato dall’autorità giudiziaria italiana: ora spera di ottenerlo nell’incontro tra gli investigatori dei due Paesi in programma a Roma martedì 5 aprile. Si tratta di documenti ritenuti indispensabili dal procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone e dal pm Sergio Colaiocco per fare passi in avanti verso la verità, dopo i depistaggi – ultimo quello di un “incrocio” tra l’omicidio Regeni e un traffico di reperti archeologici gestito da una banda locale – da parte delle autorità egiziane, censurati pubblicamente dal governo italiano.

L’ultimatum del 5 aprile

Invano gli investigatori italiani – rientrati ieri a Roma dalla missione al Cairo – hanno atteso finora quanto richiesto alle autorità egiziane, e sperano di poter ottenere quel materiale proprio martedì prossimo. L’interesse italiano è su più fronti, a cominciare dai video dei luoghi frequentati da Regeni il 25 gennaio (giorno della scomparsa), nel tentativo di individuare il ricercatore, o suoi amici, o persone la cui identificazione può essere di interesse investigativo. Ugualmente, le immagini video potrebbero essere utili – secondo gli investigatori – per individuare furgoni o automobili sospette, che potrebbero in qualche modo essere in collegamento con la scomparsa di Regeni. L’Italia chiede con insistenza anche i dati raccolti dalle celle telefoniche dei luoghi sicuramente frequentati quel 25 gennaio da Regeni, la cui “lettura” potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini; e, inoltre, ogni elemento raccolto dalle autorità egiziane relativo al periodo dal 25 gennaio al 3 febbraio, data, quest’ultima, del ritrovamento del cadavere. Non solo: gli investigatori vorrebbero anche copia del verbale di ritrovamento del cadavere di Regeni, per verificare la compatibilità della descrizione della salma con quanto rilevato al momento dell’autopsia. E, inoltre, i verbali di tutte le testimonianze raccolte dagli investigatori egiziani: sia quelle degli amici del giovane italiano, sia quelle delle altre persone ascoltate dalla polizia. Infine, gli investigatori italiani – secondo quanto si è appreso – potrebbero chiedere anche informazioni sull’interesse che le autorità egiziane avessero per le ricerche di Regeni, in particolare per i suoi incontri con il sindacato degli ambulanti e per quel progetto, solo abbozzato e forse non gradito al Cairo, che era nella mente del ricercatore italiano, di chiedere un finanziamento da 10mila sterline alla Antipod Foundation per promuovere un programma di sviluppo proprio in Egitto.