Fact checking

La bufala del profilattico che cambia colore in base alle malattie

La notizia è apparsa un po’ ovunque: un gruppo di ragazzini che ha partecipato al Teen Tech Awards avrebbe inventato un nuovo modello di profilattico che – una volta indossato – cambierebbe colore in base al tipo di malattia sessualmente trasmissibile con cui viene in contatto. Idea geniale, sarà possibile così evitare l’imbarazzo (?) di fare le analisi in ospedali per esporsi direttamente all’imbarazzo di fronte al proprio partner. Magari partecipando ad una nuova versione dei rainbow party con i peni in fila.
 

Lode e gloria al "procedimento chimico" di Repubblica
Lode e gloria al “procedimento chimico” di Repubblica

 
L’invenzione è stata chiamata S.T. EYE (dove S. T. sta per Sexually Transmitted) e gli inventori sono Daanyaal Ali, 14 anni, Muaz Nawaz di 13 e Chirag Shah di 14. I tre ragazzi hanno vinto un premio di mille sterline per aver ideato il preservativo cambia colore per poter consentire di individuare le malattie sessualmente trasmissibili senza dover ricorrere ai test. Ali ha così spiegato la loro invenzione:

We wanted to create something that makes detecting harmful STIs safer than ever before, so that people can take immediate action in the privacy of their own homes without the invasive procedures at the doctors, we’ve made sure we’re able to give peace of mind to users and make sure people can be even more responsible than ever before.

Il Corriere della Sera è arrivato a parlare di un preservativo “smart”, parola che va tanto di moda, in fondo se le città possono essere smart, i telefonini lo sono già da un pezzo perché non potrebbero esserlo i preservativi? Non si sa se però la conversazione post-coito sarà altrettanto smart una volta che si scopre che qualcuno è affetto da una malattia venerea. In realtà però le cose non stanno come le hanno annunciate trionfalmente i giornali di mezzo mondo, il preservativo in questione è solo un’idea come riporta il Daily Dot che ha ricevuto una mail dall’ufficio stampa di Teen Tech che dice che il S. T. EYE è «very much a concept and… not a finalized design». Non esiste un prototipo, non esiste un preservativo in grado di cambiare colore in base alle malattie veneree con cui viene in contatto. Insomma ancora una volta i giornali nella fretta di pubblicare una notizia su un nuovo progresso scientifico non hanno preso il tempo necessario a verificarne la fondatezza come ad esempio ha fatto IFL che ha specificato appunto che si tratta appunto solo di un’idea e non di un’invenzione vera e propria.

fonte vanityfair.it
fonte vanityfair.it

PERCHÉ IL PRESERVATIVO È DIVENTATO UNA NOTIZIA
Al di là del discutibile modo con cui i giornali danno le notizie di innovazioni e scoperte in campo medico di cui abbiamo parlato qui e qui dietro la scelta di pubblicare la notizia del preservativo “smart” c’è altro. Questo pezzo di Hopes and Fears ci spiega che oltre al tema medico ci sono altri tre temi che tirano particolarmente su giornali e tabloid: i bambini geniali, il sesso e la possibilità di puntare il dito contro una categoria di persone (in questo caso coloro che sono affetti da STI). Non è ovviamente colpa dei tre “piccoli inventori” che alla loro età non possono certo pensare alle conseguenze e alle implicazioni della loro idea (ed è giusto che la creatività possa agire liberamente). Innanzitutto non è chiaro se le malattie rilevate sono quelle di chi lo indossa o del partner. In secondo luogo un dispositivo del genere anche se renderebbe il rapporto sessuale un’esperienza divertente e coloratissima (se si hanno delle malattie veneree) probabilmente non sarebbe ben visto da entrambi i partner, e potrebbe aumentare lo stigma sociale di cui soffrono i portatori di malattie sessualmente trasmissibili. Anche se l’intento dei tre inventori è quello di rendere più “cool” il preservativo e aiutarne la diffusione, il fatto che lo strumento usato per proteggersi possa rivelare l’esistenza delle malattie potrebbe avere il controproducente effetto di farne evitare l’utlizzo.
bill gates antivirus meme
MA POTREBBE FUNZIONARE?
Sempre stando alle poche informazioni disponibili il preservativo “smart” individuerebbe gli anticorpi legati all’infezione. La spiegazione di Hopes and Fears è che in sostanza il preservativo sfrutterebbe la tecnica dei test ELISA (enzyme-linked immunosorbent assay) dove un enzima specifico reagisce una volta a contatto con gli anticorpi generati dall’infezione. Alla fine del procedimento di analisi grazie ad una sostanza colorante viene rivelata l’eventuale presenza del patogeno. Secondo H&F non è possibile, fatto salva l’invenzione di nanotecnologie in grado di attaccarsi direttamente all’anticorpo poter inventare una sostanza in grado di fare “automaticamente” il test che infatti non è istantaneo e che generalmente viene ripetuto più di una volta per avere la certezza della diagnosi. Un altro problema sarebbe il tipo di molecola da usare per produrre un materiale in grado di cambiare colore in base ai differenti anticorpi rilevati (dal momento che il preservativo non “riconosce” una sola malattia ma diverse malattie). A quanto pare una molecola del genere esiste ma avrebbe la controindicazione di essere esplosiva. Insomma allo stato attuale della tecnologia il preservativo “smart” non potrebbe essere messo in produzione. Insomma se non volete contrarre malattie sessualmente trasmissibili quando avete rapporti sessuali usate il preservativo, se invece volete sapere se avete contratto una qualche forma di STI fate il test in ospedale.