Economia

La Banca d’Inghilterra e lo studio segreto sul Brexit

Forse per la Banca d’Inghilterra è la gaffe del secolo. Un suo alto funzionario ha mandato inavvertitamente al Guardian una email coi dettagli su un progetto segreto al quale stanno lavorando alcuni dirigenti per valutare i rischi finanziari nel caso di una ‘Brexit‘, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Un giornalista del quotidiano, fra l’altro protagonista delle rivelazioni di segreti fatte dal sito Wikileaks e dalla ‘talpa’ del Datagate Edward Snowden, si è così ritrovato in mano uno scoop il cui tempismo non poteva essere più azzeccato. Proprio la prossima settimana il premier David Cameron inizierà quelli che si prefigurano come difficili negoziati con Bruxelles e i partner europei per il rimpatrio dei poteri dall’Ue a Londra.
 
LA BANCA D’INGHILTERRA E LO STUDIO SEGRETO SUL BREXIT
Il passo successivo, sia che i negoziato abbiano successo o falliscano, sarà il referendum in cui i britannici decideranno se restare o uscire dall’Unione. La BoE si stava già preparando per quest’ultima eventualità e aveva messo al lavoro un team molto ristretto dei suoi alti funzionari. Il progetto ‘Bookend’ doveva restare segreto per una serie di ragioni, prima di tutto politiche, perchè la banca centrale non voleva influenzare con la sua analisi sui rischi di un’uscita il governo o l’opinione pubblica. Poi anche economica, per non turbare i mercati, casomai descrivendo scenari allarmanti per la City. Ma tutto questo è stato inutile per via di una email che è partita dagli uffici della Banca d’Inghilterra. A guidare la task force che sta lavorando alla ‘exit strategy’ c’è Sir Jon Cunliffe, vice direttore per la stabilità finanziaria. La responsabilità ricadrà su di lui ma anche sullo stesso governatore Mark Carney, che aveva ribadito più volte di voler gestire l’istituzione secondo il criterio della trasparenza. Lo scandalo, definito ”increscioso” da un portavoce della BoE, è arrivato fino a Downing Street. Il laburista Chris Leslie, Cancelliere dello Scacchiere nel governo ombra, si è rivolto al ministro del Tesoro, George Osborne, chiedendo di riferire se fosse a conoscenza o meno del progetto a cui lavorava la BoE e se i risultati della task force verranno pubblicati. Lo scandalo di sicuro non fa piacere a Cameron che proprio lunedì ospiterà, nella residenza di campagna del primo ministro ai Chequers, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per un primissimo ‘round’ di negoziati. Chi ha ordinato il «Project Bookend»? Che cosa ne sanno David Cameron e il cancelliere dello scacchiere George Osborne? Stanno facendo pressione sui vertici della Bank of England, che ha sede in Threadneedle Street, in previsione del referendum del 2017? Domande per nulla capziose vista la bufera che si è scatenata. Ne parla oggi il Corriere:

Non ci sarebbe da scandalizzarsi poi tanto. Ma il punto è che nella email, redatta dalla segreteria di Jon Cunliffe, ci sono precise disposizioni su chi tenere all’oscuro e su quali tattiche diversive adottare con la stampa. Che l’istituto centrale operi nel massimo della discrezione è scontato. Però Mark Carney ha sempre insistito che la «trasparenza» sarebbe stata il faro della sua politica. Ebbene, la lettura del messaggio pubblicato dal «Guardian» offre una sensazione differente. Si parte così: «La proposta di Jon è che nessuna email debba essere inviata al team di James(Talbot) o più ampiamente alla Banca, circa il progetto». E prosegue: «James (Talbot) può direal suo team che sta lavorando a un progetto a breve termine sulle economie europee…Questo sarà un lavoro in profondità su un ampio spettro di tematiche economiche europee. Lui non dovrà aggiungere altro». Riguardo poi alla curiosità della stampa o di soggetti diversi sulla possibilità che tale progetto sia mirato alla preparazione del referendum «dovrebbe essere data la risposta che ci sarà molto da lavorare in Europa nei prossimi due mesi, indicando alcune delle specifiche questioni (esempio la Grecia) che potrebbero essere di preoccupazione per la Banca». Per quale ragione una tale riservatezza? Threadneedle Street, nella notte fra venerdì e sabato, ha dovuto ammettere che un suo gruppo è segretamente impegnato nell’approfondimento sull’impatto della Brexit. Ha però minimizzato: «Non è ragionevole parlare in anticipo di questo lavoro». E promette che «i dettagli saranno resi noti nei tempi appropriati». Che sia una normale procedura o che siail punto di partenza di un percorso che ha cometappa finale il sì o il no all’ Europa, è poco chiaro.

L’errore arriva proprio mentre il premier David Cameron ha iniziato i negoziati sul rimpatrio dei poteri da Bruxelles al quale seguirà entro la fine del 2017 un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione.