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Il killer del cassonetto scoperto perché AMA non li svuota

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Il Corriere della Sera Roma oggi racconta che tra le circostanze che hanno portato alla scoperta del cadavere di Nicoletta Diotallevi in un cassonetto e all’incriminazione del fratello Maurizio c’è anche la circostanza temporale: quella del mancato svuotamento dei cassonetti a Ferragosto. Senza il ritardo dovuto all’AMA e alle feste sarebbe stato molto più complicato risalire all’identità della vittima:

A denunciare il macabro ritrovamento una donna rom: rovistava nel contenitore dell’indifferenziata in cerca di qualcosa di prezioso. Poi ha visto l’arto. Spuntava da un sacco nero dell’immondizia. «Ho urlato e ho richiuso il bidone terrorizzata», ha raccontato dopo pochi minuti al vicino commissariato di Villa Glori.
Prassi abituale quella degli stranieri della zona di setacciare i cassonetti: arrivano con i carrellini dai vicini accampamenti abusivi sul Lungotevere Flaminio o dai campi rom di zona. Se i secchioni non vengono vuotati spesso – come accaduto nelle ore a cavallo di Ferragosto – allora vengono presi d’assalto. Un elemento, quello della mancata raccolta dei rifiuti, che risulterà decisivo in realtà per la risoluzione del caso: l’assassino invece ci contava che i camion dell’Ama passassero.
Se i pezzi del corpo fossero arrivati fino alla discarica, l’identificazione della vittima sarebbe risultata molto più difficile, come capire da quale zona fossero giunti i resti.

cassonetto ama
Il Messaggero in effetti racconta che il delitto è stato commesso alla vigilia di Ferragosto:

Tutto è iniziato alla vigilia di Ferragosto, una lite in quel piccolo appartamento al piano terra di una palazzina ex Incis, gestita negli anni Cinquanta del secolo scorso dal Ministero dell’Interno, scoppiata tra i due fratelli probabilmente per motivi economici: Nicoletta, 59 anni, baby-sitter, colf e insegnante di yoga e tai-chi all’occorrenza, era l’unica che riusciva a garantire un’entrata certa a fine mese.
Maurizio con la sua occupazione di web-marketing non ci copriva neanche le bollette e così chiedeva denaro. Pare l’abbia fatto anche lunedì scorso e di fronte all’ennesimo rifiuto della sorella, nella sua testa è sceso il buio. La rabbia ha coperto la ragione. Prima un diverbio verbale poi l’aggressione. Le mani strette attorno al collo della donna fino a farla soffocare.
A quel punto l’uomo,secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la confessione resa e i rilievi compiuti nell’appartamento, ha iniziato a stendere in terra dei sacchi dell’immondizia e ha attuato il suo folle progetto, tagliando le gambe della sorella all’altezza dell’inguine, avvolgendole con dello scotch da pacchi, e sigillando il resto del corpo con delle buste di plastica.

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