Economia

L'INPS e il Jobs Act messo a nudo

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Come volevasi dimostrare. La riduzione degli sgravi prevista da gennaio pesa sui nuovi contratti a tempo indeterminato anche se il saldo rispetto alle cessazioni resta nettamente positivo: nel mese – si legge nell’Osservatorio sul precariato Inps – i nuovi rapporti a tempo indeterminato attivati (comprese le trasformazioni di contratto) sono stati 156.794 a fronte di 119.075 cessazioni. La variazione netta è stata pari a 37.719 contratti fissi in più con una riduzione del 58% rispetto a gennaio 2015 quando gli sgravi contributi erano totali e il saldo era positivo per 90.051 unità. L’esonero contributivo triennale, introdotto dalla legge di stabilità 2015 (fino a 8.060 euro annui), “risulta avere avuto un effetto determinante sull’incremento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato“, si legge nell’Osservatorio dell’Inps con riferimento ai dati consolidati per l’intero 2015. “Su 2,5 milioni di attivazioni di posizioni di lavoro a tempo indeterminato (sommando le instaurazioni di nuovi rapporti e le trasformazioni di rapporti a termine), oltre 1,5 milioni, pari al 62% del totale, risultano beneficiarie dell’esonero contributivo triennale”.

Così si sgonfia l’effetto Jobs Act

Rallenta quindi vistosamente il flusso delle assunzioni a gennaio 2016. Sono risultate 407.000, con un calo di 120.000 unità (–23%) sul gennaio 2015 e 94.000 unità (-18%) sul gennaio 2014, rileva l’Osservatorio sul precariato dell’Inps. Il rallentamento ha coinvolto soprattutto i contratti a tempo indeterminato (–70.000, pari a -39%, sul gennaio 2015 e -50.000, pari a -32%, sul gennaio 2014).

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La percentuale di nuovi rapporti di lavoro a gennaio 2014, 2015, 2016 – Fonte: Francesco Seghezzi (Twitter)

Il calo delle assunzioni di contratti a tempo indeterminato registrato dall’Inps a gennaio “era prevedibile se pensiamo che nel dicembre scorso c’è stata una ovvia scelta delle imprese di assumere con gli sgravi totali messe a disposizione dal Jobs act”, dice il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. In ogni caso, prosegue Poletti “la dinamica resta positiva perché se si guarda al saldo assunzioni/cessazioni del gennaio 2016 si registra, nonostante un calo, ancora un attivo”. Per il ministro, infine, intervenuto a margine di una iniziativa di Adapt su Marco Biagi, “il Jobs act dimostrerà il suo valore negli anni perché cambia strutturalmente il mercato del lavoro”.
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Il crollo dei contratti a tempo indeterminato (Fonte: Francesco Seghezzi, Twitter)

Il ministro però dimentica che il Jobs Act è entrato in vigore nel marzo 2015: il picco di gennaio 2015 si spiega con gli incentivi (già in vigore all’epoca) e non con la nuova disciplina, così come il minore incremento si spiega del gennaio 2016 si spiega con la loro assenza. L’occupazione, invece, non cresce per effetto del cambio di regole dei contratti, ma per effetto della crescita.