Economia

Jobs Act: come cambia (ancora) l'articolo 18

articolo 18

Reintegra in specifici casi disciplinari, indennizzo crescente per i licenziamenti economici giudicati illegittimi. Le modifiche all’articolo 18 cambiano ancora nell’emendamento al Jobs Act che ha ricevuto ieri il via libera in Commissione Lavoro alla Camera. Viene quindi esclusa per i licenziamenti economici la possibilità di reintegra del posto di lavoro, che viene superato da un indennizzo economico legato all’anzianità di servizio. L’emendamento al comma 7 del DDL limita il diritto alla reintegra «ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato».
 
COME CAMBIA (ANCORA) L’ARTICOLO 18
Le novità previste dal jobs act – che dovrebbe concludere il suo iter alla Camera il 26 novembre – non fermano comunque i sindacati, che vanno in direzione di uno sciopero unitario, anche alla luce dell’esito di ieri del tavolo a Palazzo Chigi sul pubblico impiego. La Uil ha rotto gli indugi e ha proclamato uno sciopero generale, la cui data andrà concertata domani assieme a Cisl e Cgil. Questo perché «il Governo non ha dato alcuna risposta chiara ai problemi veri delle persone, né in occasione degli incontri che ha avuto con i sindacati né nella sua attività di definizione e proposta dei provvedimenti necessari ad affrontare tutte le questioni ancora aperte. Il Governo ha perso un’occasione nei confronti del Paese. Contemporaneamente, abbiamo cercato e voluto, con altrettanta determinazione, il rapporto unitario con Cgil e Cisl per definire, insieme, le iniziative di lotta necessarie».

JOBS ACT ARTICOLO 18
Come cambia l’articolo 18 (infografica del Sole 24 Ore, 19 novembre 2014)

In soldoni, quindi, se un’azienda decide di esternalizzare l’ufficio paghe o l’assistenza informatica e licenzia per motivi economici chi in azienda lavorava in quelle posizioni, e il licenziamento poi viene dichiarato illegittimo dal giudice, d’ora in poi non ci sarà più la reintegra ma soltanto l’indennizzo economico. Quanto? La decisione verrà presa in un decreto delegato del governo, ma già da oggi si parla di un indennizzo monetario fino a un massimo di 1,5 mensilità per ogni anno di impiego, come scrive oggi Il Sole, fino a un tetto di 36 mensilità, oltre il quale il giudice non potrà andare. Il datore di lavoro potrà anche versare spontaneamente una indennità al lavoratore licenziato (una mensilità per ogni anno di servizio, fino a un massimo di 24 mensilità). A questo punto, se il lavoratore rifiuta la conciliazione, dovrà impugnare il licenziamento entro un termine breve e certo.

Articolo 18: come funziona la reintegra nel resto dell’Europa


IL LICENZIAMENTO PER MOTIVI DISCIPLINARI E DISCRIMINATORI
La reintegra rimane per i licenziamenti nulli e discriminatori. Ad esempio, se si licenzia una madre durante il primo anno di vita del figlio o un coniuge prima di dodici mesi dalle nozze, come spiega ancora oggi il quotidiano di Confindustria, ci sarà reintegra e risarcimento. Così come in caso di licenziamenti per iscrizioni a sindacati, partiti politici, organizzazioni religiose. Per i licenziamenti disciplinari invece arrivano novità. Quando viene meno il vincolo di fiducia tra lavoratore e azienda a causa di una mancanza del lavoratore ci sarà risarcimento economico, che sarà inversamente proporzionale alla colpa del lavoratore. Il reintegro rimarrà per una fattispecie di licenziamenti disciplinari e anche ingiustificati. Ad esempio nel caso in cui un lavoratore venga accusato di furto e poi si dimostri che non l’ha commesso. Con queste regole nel 99% dei casi ci sarà un indennizzo invece che un reintegro per i lavoratori che vengono licenziati con le nuove regole proposte nell’emendamento del governo. Si toglie discrezionalità ai giudici, ci si concentra sulla trattativa tra lavoratore e azienda per chiudere i contratti. In attesa della crescita e della ripresa. Che non arriveranno certo grazie alla riforma dell’articolo 18.

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