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Lo chef che smonta la storia dei giovani che non vogliono lavorare: “Se non trovate camerieri è perché non li pagate abbastanza”

Lo chef Jacopo Ricci smentisce la narrazione dei ragazzi che non accettano di lavorare nei ristoranti perché “preferiscono stare sul divano col reddito di cittadinanza”. E spiega come il problema non sia di domanda, ma di offerta

Jacopo Ricci

“Se offri un contratto con tutti i contributi, tredicesima e quattordicesima comprese, non avrai problemi a trovare gente che voglia lavorare per te”. A parlare è Jacopo Ricci, chef del ristorante “Dopo Lavoro ricreativo” di Frascati. Ed è lui che, in un’intervista rilasciata ad HuffingtonPost, fornisce l’ennesima testimonianza alternativa a quella data da diversi ristoratori (e ripresa senza il minimo senso critico da alcuni politici nostrani) sui giovani che non hanno voglia di lavorare perché “preferiscono rimanere a casa, sul divano, col reddito di cittadinanza”.

Jacopo Ricci, lo chef che smonta la storia dei giovani che non vogliono lavorare

Ancora una volta, come già accaduto nel recente passato, il sussidio fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle (e firmato anche dalla Lega durante il governo Conte-1) diventa oggetto di dibattito. Dal giorno delle riaperture, infatti, alcuni ristoratori si sono erti a paladini avversi al reddito di cittadinanza che, secondo loro, non gli permette di trovare forza lavoro. La realtà, però, mostra compensi irrisori e irriverenti nei confronti dei giovani. Insomma, la volontà che emerge è quella di pagare stipendi bassi e offrire i classici turni massacranti. Eppure, come spiega Jacopo Ricci, basterebbe offrire un compenso equo con garanzie. Come dovrebbe accadere sempre nel mondo del lavoro.

“Siamo vittime della narrazione tossica del ‘chi è bravo lavora tante ore’, del cuoco eroe che si fa turni di 12 ore, del cameriere che lavora sette giorni su sette senza riposo. Gli stagionali, nelle spiagge, negli alberghi, fanno turni massacranti anche per 3-4 euro all’ora. Il surplus di lavoro è troppo spesso invisibile e non retribuito”.

Lo chef e ristoratore di Frascati (in provincia di Roma) ha raccontato anche dello stupore di una ragazza che aveva chiesto di lavorare nel suo ristorante. Quando le ha offerto un contratto ben definito, con turni regolari (sei giorni su sette per sei ore di lavoro quotidiane), la giovane è rimasta esterrefatta: si aspettava di ricevere un contratto in linea con i 400 euro offerti (e senza regolare contratto) dagli altri ristoratori a cui si era rivolta. Insomma, i problemi non stanno tanto nella polemica cavalcata – ad arte – dalla politica, ma dallo sfruttamento del lavoratore in un sistema che cerca sempre nuove scusanti per non pagare il giusto.

(foto: da Instagram)