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Jacopo Morrone: il sottosegretario leghista e i giudici troppo di sinistra

jacopo morrone lega nord

Jacopo Morrone, avvocato e deputato della Lega Nord eletto il 4 marzo 2018, è stato nominato sottosegretario alla Giustizia del governo Conte nel giugno scorso. Oggi è finito in una polemica con i magistrati per le incredibili parole pronunciate durante un corso di formazione per i giovani magistrati e a due giorni dalle elezioni dei togati del Csm.

Jacopo Morrone: il sottosegretario leghista e i giudici troppo di sinistra

Morrone ha infatti formulato l’auspicio che la magistratura si liberi dalle correnti e in particolare di quelle di sinistra e scoppia la polemica. La sua frase, anticipata da una premessa in cui il sottosegretario ricordava di appartenere alla Lega, è stata accolta da brusii dalla platea prima, e poi dalle reazioni indignate di un consigliere del Csm e di Area, il gruppo che rappresenta le correnti di sinistra della magistratura. “Le dichiarazioni del sottosegretario al corso di formazione organizzato dal CSM sono inaccettabili nel contenuto e gravissime quanto al contesto in cui sono state rese – afferma Antonello Ardituro, togato di Area- Un incontro di formazione per giovani magistrati non può essere strumentalizzato per finalità politiche da chi è stato invitato per rappresentare il ministero della giustizia nell’ambito della collaborazione istituzionale che la costituzione sollecita e che il Csm ha sempre onorato e continuerà ad onorare. Mi auguro che il ministro della giustizia voglia prendere le distanze da queste dichiarazioni”. Subito dopo Morrone ha cercato di correggere le sue affermazioni, finendo per mettersi ancora più nei guai: “Ho parlato così prima perché come voi sapete il mio partito ha una questione aperta con questi magistrati”. Un chiaro riferimento alla vicenda dei 49 milioni che la Lega deve risarcire allo Stato.

jacopo morrone lega nord 1

“Se posso permettermi un inciso come sottosegretario neo nominato, tutti quanti sapete che appartengo alla Lega, mi auguro che ci sia una forte imparzialità e che anche in magistratura siano sempre meno presenti le correnti, in particolare le correnti di sinistra e ci sia, invece, da parte vostra imparzialità”, è il virgolettato di Morrone riportato dall’agenzia di stampa ANSA. “E’ un’affermazione gravissima che non solo porta un attacco indebito all’associazionismo giudiziario ed al pluralismo, ma costituisce un’inammissibile confusione tra ruolo politico e ruolo istituzionale -insorge Area.- Fatto ancor più grave perché avvenuto a due giorni dal voto, mentre è in corso la campagna elettorale per il rinnovo del C.S.M., con un chiaro intento propagandistico”. “Ci attendiamo un immediato intervento del Consiglio Superiore della Magistratura e di tutta la magistratura associata – afferma Maria Cristona Ornano- a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e del suo pluralismo, contro uno degli attacchi più gravi della storia repubblicana contro l’associazionismo giudiziario”.

La richiesta di dimissioni

Subito dopo Alessia Morani del Partito Democratico ha chiesto su Twitter le dimissioni di Morrone e ha chiamato a intervenire il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un pio desiderio destinato a rimanere tale, visto che Bonafede non  ha criticato le parole di Salvini sui giudici finché il Corriere della Sera ieri non gli ha ricordato che sono eversive, mentre il premier è rimasto, come sua abitudine, in religioso silenzio.

alessia morani jacopo morrone

Intanto però Morrone ha fatto una parziale marcia indietro: “Rivendico la posizione politica, in magistratura non ci sono correnti migliori di altre. Ma le mie parole pronunciate questa mattina al Csm sono una opinione personale che non rappresenta la posizione del Ministro”.  “In questo senso ho avuto un’uscita irruente e infelice rispetto al contesto e alla rappresentanza – prosegue Morrone – Rivendico comunque la posizione politica: la Lega ha sempre criticato le correnti in magistratura perché portano alle storture che sono emerse e a più riprese denunciate in diversi anni”. “Non era mia intenzione sostituirmi al ministro di cui stimo e rispetto la posizione – conclude – Così come rispetto la stragrande maggioranza della magistratura che porta avanti la propria missione con abnegazione e imparzialità”.

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