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Italiani all’estero: chi sono

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Se si guarda agli ultimi cinque anni, la mobilità italiana è passata dai 3,1 milioni di iscritti nel 2006 agli oltre 5,1 milioni del 2018. La fotografia scattata nel 2018 parla di 5.114.469 di italiani residenti stabilmente all’estero sui quasi 60 milioni e mezzo censiti nella stessa data in Italia, racconta oggi La Stampa su dati del ministero degli Esteri. E solo nell’ultimo anno la comunità di iscritti è aumentata di 140 mila persone (+2,8%). Alcuni sono italiani che nascono già all’estero, altri sono quelli che acquisiscono la cittadinanza, altri ancora (pochissimi) quelli che si trasferiscono da un comune all’altro nella nazione estera in cui già vivono. Molti però espatriano, per la precisione il 52,8%; questo significa che gli italiani che hanno scelto di trasferire stabilmente la loro residenza fuori dai confini nazionali sono 123.193. Un po’ come se si fosse svuotata, nell’ultimo anno, una città delle dimensioni di Monza o di Pescara.

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L’identikit degli italiani all’estero (La Stampa, 7 febbraio 2019)

Ma chi sono gli italiani che se ne vanno? Il 37,4 per cento ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, ma la tendenza registra un aumento dell’età: rispetto all’anno precedente c’è stato nel 2017 un aumento di quasi il 3 per cento di persone che hanno tra i 35 i 49 anni. E il trend da allora è tutto in aumento. La maggioranza degli espatriati (56%) si trova oggi nella forbice compresa tra i 18 e i 44 anni, a cui si deve aggiungere un 19% di minorenni. Quest’ultimo dato è indicativo: la partenza di questi 24.570 minori (di cui il 16,6% ha meno di 14 anni e l’11,5% meno di 10 anni) significa infatti che a spostarsi sono interi nuclei familiari.

Tra i cambiamenti sostanziali c’è da registrare poi un aumento della fascia d’età di chi parte: + 20,7% nella classe di età 5064 anni; +35, 3% nella classe
65-74 anni; +78,6% dagli 85 anni in su. Molti, tra gli over 60, fanno parte della cosiddetta «emigrazione previdenziale», ovvero coloro che decidono di trascorrere la pensione in luoghi in cui le tasse e i costi della vita sono decisamente inferiori che in Italia; la testa della classifica è dominata come
sempre dal Portogallo, che ha registrato un aumento del 140,4%, seguono Brasile (+32,0%), Spagna (+28,6%) e Irlanda (+24,0%).

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