Economia

ISEE: il nuovo riccometro fa male ai disabili

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L’ISEE è l’indicatore della situazione economica equivalente. Si tratta di uno strumento che permette di misurare la situazione economica familiare permettere ai contribuenti a minor reddito di accedere a prestazioni e servizi a condizioni agevolate. Nell’Isee si tiene conto, tra le altre cose delle eventuali proprietà immobiliari ed è necessario comunicare la giacenza media del proprio conto corrente. In base al livello di questo indicatore i contribuenti possono avere o perdere il diritto, ad esempio, al pagamento di tasse universitarie meno care per i propri figlio o l’accesso ai servizi comunali di welfare. Nel «riccometro» sono calcolate tutte le entrate delle famiglie, anche quelle fiscalmente esenti. Sono compresi, quindi, anche i sussidi per i disabili. Il 14 febbraio di quest’anno, su ricorso di alcune famiglie di disabili, il Tar del Lazio ha bocciato la norma sui sussidi ai disabili, per «irragionevolezza e manifesta ingiustizia». Perché? Lo spiega oggi Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera:

Nel calcolo pesa di più la casa di proprietà, ad esempio. Ci sono controlli incrociati sulla somma che uno dice di avere in banca, e ci volevano visto che prima l’80% dichiarava di non avere nemmeno un conto e finiva lì. Tutte misure che hanno fatto discutere, a seconda di chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Le norme sui disabili, però, hanno fatto discutere più di tutte le altre. Qual è il punto? Nel nuovo Isee vengono conteggiate tutte le entrate della famiglia, anche quelle «esenti da imposizione fiscale» nel nostro Paese. Si tiene conto, quindi, anche di stipendi e pensioni incassate all’estero, delle buste paga di chi lavora in Italia per un altro Paese, come la Città del Vaticano. Ma, per lo stesso principio, entrano nel calcolo anche altre somme «esenti da imposizione» come le indennità di accompagnamento, le pensioni di invalidità, e tutti quei sussidi che il disabile riceve proprio in ragione della sua disabilità. Giusto così? Il Tar del Lazio aveva detto no. All’inizio di febbraio la norma sui disabili è stata bocciata «per irragionevolezza e manifesta ingiustizia». Ma di fatto non è cambiato nulla perché anche dopo la sentenza gli Isee sono stati calcolati con le nuove regole, cioè tenendo conto pure di pensioni di invalidità e indennità varie.

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Isee: come cambiano le regole (Corriere della Sera, 11 gennaio 2015)

A luglio, dopo cinque mesi di riflessione e qualche dubbio, il governo ha deciso di impugnare la sentenza in secondo grado, davanti al Consiglio di Stato:

E l’incertezza continua. Pochi giorni fa il Consiglio di Stato ha aperto il fascicolo, fissando la discussione della causa al prossimo 3 dicembre. Avrebbe potuto concedere un punto al governo, sospendendo gli effetti della sentenza del Tar. Ma non l’ha fatto, confermando così che negli Isee calcolati in tutti questi mesi non si sarebbe dovuto tener conto dei sussidi ai disabili. Così l’incertezza cresce ancora di più. La risposta definitiva, si spera, arriverà a fine anno. Ma se il Consiglio di Stato dovesse confermare il giudizio del Tar del Lazio, molte persone potrebbero chiedere di rifare le graduatorie. Un problema serio perché molte di quelle liste nel frattempo hanno prodotto risultati piuttosto concreti: bambini che sono entrati o non sono entrati all’asilo nido, case popolari assegnate oppure no, borse di studio concesse o negate. Forse anche per questo il governo difende il nuovo Isee. Un monitoraggio del ministero Lavoro dice che – in base ad una serie di altre regole non toccate da ricorsi e sentenze con il nuovo riccometro quasi il 60% delle famiglie con disabili è stata avvantaggiata perché risulta un po’ più povera. Anche il presidente del consiglio Matteo Renzi è convinto della scelta. Due giorni fa, rispondendo a un’interrogazione nell’Aula della Camera, ha detto che «Letta ha fatto bene a firmare quel decreto». Andando a memoria non si ricordano precedenti.