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La procura di Kyiv pubblica volti e nomi di dieci membri della brigata accusata del massacro di Bucha

Iryna Venediktova, procuratrice generale di Kyiv, ha pubblicato sul suo profilo Facebook le generalità di alcuni membri della 64ma brigata di fucilieri motorizzati russi proveniente dalla Siberia, accusata di aver compiuto massacri sui civili a Bucha

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La procuratrice generale di Kyiv, Iryna Venediktova, ha svelato su Facebook volti, nomi e qualifica di dieci soldati russi della 64ma brigata di fucilieri motorizzati russi proveniente dalla Siberia, additandoli come i responsabili del massacro di civili a Bucha, piccolo centro a nord-ovest della capitale. Tra loro il caporale Andriy Bizyaev, un generale, Albert Radnaev. Quasi tutti, incluso il leader, il tenente colonnello Omurbekov Azatbek Asanbekovich, mostrano i tratti somatici dei buriati, popolazione tra Russia, Mongolia e Cina. Il 12 aprile scorso l’intero gruppo è stato premiato da Vladimir Putin con il titolo onorifico di “Brigata delle Guardie”, assegnato “per l’eroismo di massa, la resilienza e il coraggio mostrati dal personale della brigata nelle ostilità per proteggere la Patria e gli interessi dello Stato nei conflitti armati”. Omurekov ha anche ricevuto la promozione a colonnello. Mandata nei giorni scorsi a combattere sul fronte a Izyum, a nord della regione del Donbass, la brigata avrebbe subito perdite pesanti, documentate da alcune immagini acquisite da un drone ucraino.

La procura di Kyiv pubblica volti e nomi di dieci membri della brigata accusata per il massacro di Bucha

Contro di loro le autorità di Kyiv hanno avanzato accuse per crimini di guerra: i racconti dei sopravvissuti nel piccolo centro nei sobborghi di Kyiv riportano torture, stupri ed esecuzioni sommarie con le mani legate dietro la schiena. “Abbiamo prove che ad orchestrare i massacri sia stato proprio il Cremlino”, spiega la procuratrice ucraina Venediktova. “In base a quanto stabilito dalle indagini – prosegue la donna – durante l’occupazione di Bucha hanno preso in ostaggio civili disarmati, li hanno fatti morire di fame e sete, li hanno derubati, tenuti in ginocchio con le mani legate e gli occhi bendati, derisi e picchiati. Sono stati usati pugni e mozziconi. Le persone sono state malmenate per avere informazioni e alcune sono state torturate senza motivo”. I militari russi avrebbero anche “minacciato di uccidere le vittime e persino inscenato l’esecuzione dei loro prigionieri”.