Economia

Irap, TFR, partite IVA: chi ci perde e chi ci guadagna con la Legge di stabilità

buchi conti renzi

Il trattamento di fine rapporto ultratassato conviene solo ai redditi al di sotto dei 29mila euro. Il regime semplificato fa invece preoccupare le partite Iva. Intanto l’aumento del carico fiscale degli enti locali si avvicina sempre di più. I numeri ufficiali della Legge di Stabilità del governo Renzi permettono di cominciare i calcoli su chi ci perde e chi ci guadagna con la manovra. E subito salta agli occhi il gioco delle tre carte effettuato dal governo con il TFR, che si potrà avere in busta paga ma a costo, per quasi tutti, di una maggiore e ingiustificata tassazione.
 
LA LEGGE DI RENZI E IL TFR
Tutti i calcoli sono concordi: per come è scritta attualmente la norma sulla liquidazione, il ritiro del tfr in busta paga converrà soltanto ad alcune categorie di reddito:

Secondo i calcoli della Cgia di Mestre l’opzione volontaria per avere l’anticipo mensile del Tfr in busta paga non sarà conveniente perché sarà penalizzata dal fisco. Il Tfr a fine percorsoviene infatti tassato con la mediadelle aliquote degli ultimicinque anni si porta dietro il beneficiodi detrazioni per lavoroe carichi familiari che fotografanogli anni passati. Se inveceil Tfr viene erogato mensilmenteil reddito cresce e anchele tasse: l’incremento del redditodovuto all’ingresso del Tfrmensile in busta-paga vienetassato infatti con l’aliquotamarginale, cioè quella che investela parte più elevata delreddito. Inoltre – altro effettoperverso – quando aumenta lostipendio si riduce l’effetto delledetrazioni da lavoro e per carichifamiliari perché sono decrescential crescere del reddito.C’è poi l’azione delle aliquote Irpef locali, regionali e comunali,che si scaricherà sull’anticipo mensile mentre viene esclusa nella tassazione finale.Di conseguenza dai 15 mila euro di redditi in su ci si perde. (Roberto Petrini, La Repubblica, 17 ottobre 2014)

I giornali concordano: il TFR in busta paga conviene a pochi

In pratica, calcola la Fondazione consulenti del lavoro, sino ad un reddito lordo annuo di 15 mila euro al lavoratore farsi anticipare il Tfr non costerà un euro in più, ma dai 15mila euro a salire l’aggravio sarà progressivamente crescente. Sino al tetto di 28.650 euro si parla però di appena 50 euro in più all’anno, ma oltre questa soglia per effetto dell’aliquota del 38% il peso delle tasse da pagare in più diventa importante, nell’ordine dei 300 euro. Chi ha un reddito di circa 20mila euro l’anno il Tfr netto sarebbe pari a 1.008 euro (84 euro a lmese) a fronte di 1.058 di Tfr netto accantonato in azienda, a 25mila se ne ricevono 1.261 (105 al mese) anziché 1.311, a 50 mila 2.488 (178/mese) invece di 2.448. In più bisogna mettereinconto che se si smette di conferire il Tfr ai fondi integrativi si perde anche il contributo del datore di lavoro pari all’1-1,8% della retribuzione. (Paolo Baroni, La Stampa, 17 ottobre 2014)

L’IRAP e LE PARTITE IVA
Ragionamenti diversi invece per Irap e fondi pensione. La deducibilità integrale del costo del lavoro dall’imponibile Irap vale in media per l’azienda un risparmio di circa 700 euro su ogni dipendente. Ovviamente lo sconto varia in base alla retribuzione lorda. Se ne avvantaggeranno soprattuttole imprese ad alta intensità di manodopera.Questo sconto si somma al taglio dell’aliquota Irap dal 3,9% al 3,5% scattato lo scorso giugno. Che, secondo quanto aveva calcolato la Cgia di Mestre, avrebbe comportato un risparmio medio di 792 euro su base annua. Questa tabella, parte di un confronto più ampio pubblicato dal quotidiano, su dati della Cgia è stata pubblicata da Repubblica:

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Quanto si risparmia tra Irap e premio-assunzioni (CGIA Mestre, La Repubblica, 17 ottobre 2015)

Di tutt’altra natura la questione delle partite IVA. Grazie al regime dei minimi al 5% c’era chi si era costruito un’attività con poco affanno fiscale. Ora il regime portato al 15% fa sobbalzare molti: si calcola un aggravio fiscale di circa 700 euro l’anno (Fondazione HUME). Ma il governo ha aumentato la platea degli aventi diritto, generando invece un risparmio per tutti gli altri.

Il nuovo sistema prevede sì un aumento dell’aliquota forfettaria (comprensiva di Irpef e addizionali, Iva e Irap) dal 5%al 15%. Ma allarga la platea di coloro che possono rientrare nel regime agevolato. Nel quale, inoltre, si potrà rimanere senza più il limite dei cinque anni, che viene cancellato. Sono previste soglie di ricavi diverse per tipo di attività. E quindi potranno rientrare nel regime forfettario anche ricavi, in alcuni casi,fino a 40 mila euro. (Corriere della Sera, 17 ottobre 2014)

…E I FONDI PENSIONE

Poi ci sono i fondi pensione. E qui bisognerebbe fare un discorso a parte su una riforma che una decina d’anni fa prometteva di costituire il secondo pilastro della pensione per una vecchiaia tranquilla anche per coloro che avevano il sistema contributivo. Negli anni sindacati e politica hanno spinto i lavoratori a investire nei fondi pensione di categoria, anche grazie alle agevolazioni fiscali che ne derivavano. Oggi è tutto finito. La tassazione sui Fondi pensione passerà dall’ 11,5 al 20% e quella sulle rendite delle casse di previdenza salirà dal 20 al 26%. Un intervento durissimo che avrà conseguenze sia sulle pensioni del futuro che sui rendimenti.

Fondi pensione, casse di previdenza, previdenza complementare (Libero, 17 ottobre 2014)
Fondi pensione, casse di previdenza, previdenza complementare (Libero, 17 ottobre 2014)

Andrea Camporese, presidente dell’Associazione delle casse previdenziali dei professionisti, si sfoga con Libero:

«Se fosse confermata l’ipotesi di una tassazione per noi al 26% l’effetto sarebbe molto pesante, in particolare per i giovani.Sottrarre più di un quarto del rendimento ai versamenti previdenziali, mediamente per 40anni, signific adeprimere almeno del 10%. Non si capiscela logica, forse si vuole solo fare cassa»