Economia

Investimenti pubblici: cosa manca all'Italia secondo l'OCSE

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Oggi l’OCSE ha pubblicato la nuova edizione del Global Economic Outlook, nel quale ci sono molte riflessioni dedicate all’Italia. L’organizzazione parigina consiglia innanzitutto di votare sì al referendum del 4 dicembre sulle riforme costituzionali: «Sarebbe un passo in avanti perché snellirebbe il processo legislativo e chiarirebbe la divisione delle responsabilità tra il governo centrale e gli enti locali” che allo stato attuale “ha frenato gli investimenti pubblici e privati”. Ma le critiche non sono mancate: ad esempio, nonostante “un rafforzamento nella crescita dell’occupazione”, L’OCSE ha sottolineato che l’Italia soffre di un indebolimento dei consumi e di investimenti ancora troppo bassi. “La crescita dei consumi privati si è indebolita in seguito a un aumento dell’incertezza e a un calo della fiducia dei consumatori”, si legge nel rapporto, che sottolinea come “la crescita degli investimenti rimane più bassa rispetto alle precedenti riprese”. Ad ostacolare la ripresa degli investimenti, osserva l’Ocse, è l’elevato stock di sofferenze nei bilanci delle banche (il 18% del totale dei prestiti alle società non finanziarie), che ha creato una stretta sul credito. Inoltre “il credito alle imprese si è ristretto per un po’ di tempo, con le incerte prospettive economiche e l’eccesso di capacità che hanno tagliato la domanda di prestiti delle aziende”. Nondimeno “l’occupazione ha continuato a crescere” e ciò ha portato a un aumento della partecipazione del mercato del lavoro che ha “impedito una crescita più rapida del tasso di disoccupazione”. Inoltre “i salari reali sono cresciuti grazie a un’inflazione al consumo persistentemente bassa derivante dall’ancora sostanziosa fiacchezza dell’economia”.
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Ma l’organizzazione appoggia l’Italia nella battaglia per la flessibilità: “Il governo punta a negoziare con l’Unione europea un margine di bilancio pari allo 0,4 per cento del Pil sulla base di circostanze eccezionali legate al recente terremoto, alla crisi dei rifugiati e agli investimenti in infrastrutture. I bassi tassi di interesse e la lieve espansione economica manterranno il deficit al 2,4 per cento del Pil su 217 e 2018. Questa linea è ampiamente appropriata”. E però segnala anche una debolezza tutta italiana: gli investimenti pubblici “sono crollati in termini nominali del 30% dall’inizio della crisi, al 2,2% del pil, il tasso più basso degli ultimi 25 anni”. Nel capitolo destinato agli investimenti pubblici infatti si spiega che se l’Italia incrementasse dello 0,5% gli investimenti pubblici, vedrebbe il proprio PIL crescere da un minimo dello 0,29 a un massimo dello 0,49% in un anno e fino al 2% nel lungo periodo.
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L’Italia potrebbe finanziare per più di cinque anni gli investimenti con deficit temporanei senza aumentare il debito/pil nel lungo periodo. Le autorita’ – raccomanda l’Ocse – dovrebbero usare questo spazio per rilanciare gli investimenti pubblici che sono diminuiti in termini nominali di oltre il 30% dall’inizio della crisi, al 2,2% del Pil, il livello più basso degli ultimi 25 anni. Aumentare gli investimenti pubblici accelererà la crescita e contribuirà a ridurre il debito/Pil. Le priorità dovrebbero includere un programma di lungo termine per rendere gli edifici a prova di terremoto e per promuovere le iniziative ambientali previste dall’accordo sul clima di Parigi dello scorso anno. Oltre a questo, ‘la spesa per la scuola e le famiglie, che sono basse per un Paese Ocse, dovrebbero essere incrementate per aumentare la produttivita’ e alleviare la poverta”.