Economia

Investimenti e Coronavirus: piattaforme di trading in crescita

Nel 2020 cresce il numero di trader in Italia, con un aumento considerevole delle iscrizioni presso i broker di trading online, società autorizzate a fornire di intermediazione finanziaria arrivate a 242 come registrato dalla Consob, con un incremento delle aziende certificate dell’83% rispetto al 2018

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Nel 2020 cresce il numero di trader in Italia, con un aumento considerevole delle iscrizioni presso i broker di trading online, società autorizzate a fornire di intermediazione finanziaria arrivate a 242 come registrato dalla Consob, con un incremento delle aziende certificate dell’83% rispetto al 2018. Si tratta di un fenomeno accelerato dalla pandemia di coronavirus, un evento che ha spinto molti risparmiatori a investire in modo autonomo in Borsa.

La situazione è stata favorita dai bassi rendimenti degli investimenti tradizionali, come conti deposito, titoli di Stato, obbligazioni e buoni fruttiferi postali, strumenti ai quali in molti stanno preferendo i mercati finanziari per cercare di ottenere un ritorno più consistente. In particolare, sempre più investitori stanno effettuando operazioni di trading in azioni, ETF, fondi comuni d’investimento, materie prime e Forex.

Per farlo vengono scelti soprattutto i broker online, spesso preferiti a banche e SIM (società di intermediazione mobiliare), la cui offerta riesce a soddisfare le esigenze delle persone che vogliono investire in maniera indipendente. Per questo motivo l’anno in corso ha fatto registrare il boom delle piattaforme di trading, come confermato dal portale specializzato Corsotradingonline.net, con broker come eToro che sono stati in grado di aumentare le iscrizioni del 401% e le transazioni del 247% nel periodo da gennaio ad aprile.

Gli investimenti preferiti dagli italiani durante il lockdown

Secondo i principali broker autorizzati, nei primi mesi del 2020 gli investimenti degli italiani nel trading online si sono concentrati sul petrolio, un asset strategico sul quale l’attenzione è stata molto forte all’inizio dell’anno. Le grandi oscillazioni di questa materia prima, infatti, hanno offerto diverse opportunità per speculare sulle oscillazioni del prezzo, fluttuazioni che hanno portato la quotazione del petrolio WTI sotto i 17 dollari ad aprile, mentre quello del Brent è sceso sotto i 22 dollari per poi riposizionarsi a inizio ottobre intorno ai 39 dollari.

Oltre al petrolio sono gli indici ad aver provocato finora la maggiore attrazione da parte degli investitori autonomi, soprattutto per quanto riguarda quelli americani come il NASDAQ 100 e lo S&P 500. Il primo propone le 100 maggiori aziende non finanziate quotate all’interno del NASDAQ, tra cui figurano le grandi società tecnologiche come Alphabet (Google), Amazon, Apple, Facebook e Microsoft, ma anche imprese di altri settori come Tesla, Marriott e Starbucks. Nello S&P 500 rientrano invece i titoli delle 500 società americane con la maggiore capitalizzazione quotate alla Borsa di New York, tra cui Berkshire Hathaway (la società d’investimento di Warren Buffett), JP Morgan Chase, Exxon Mobil e Johnson & Johnson.

Un flusso notevole di transazioni è stato rilevato anche per le operazioni sul DAX 30, l’indice tedesco che riunisce i titoli delle 30 società quotate alla Borsa di Francoforte con la maggiore capitalizzazione, tra cui Adidas, Allianz, Bayer, Continental, Deutsche Bank, Lufthansa, Siemens e Volkswagen. In crescita anche gli investimenti sulle criptovalute, un asset molto apprezzato soprattutto dopo l’impennata del valore di alcune cryptocurrency come Bitcoin, il cui prezzo è passato da meno di 6 mila euro di marzo ai quasi 9 mila euro di oggi.

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Quali sono gli strumenti per investire nel trading online

Nei mesi del lockdown un numero elevato di italiani si è avvicinato al trading online, un’attività che consente di investire in modo autonomo sui mercati finanziari, per comprare direttamente azioni di società quotate, acquistare partecipazioni a fondi d’investimento oppure operando con prodotti derivati come i CFD. Si tratta dei contratti per differenza, strumenti che permettono di investire su un asset senza possederlo, in quanto rappresentano un accordo privato tra il broker e il trader con un prezzo prefissato.

Una volta aperta una posizione è possibile monitorare l’andamento della quotazione dell’asset, per rivenderlo qualora il prezzo dovesse offrire un rendimento. Con i CFD è possibile aprire posizioni sia al rialzo che al ribasso, attraverso operazioni di tipo long e short, inoltre non esistono limiti di tempo per il mantenimento del contratto. Ciò consente di chiudere l’investimento in pochi minuti, dopo alcune ore, oppure anche dopo vari giorni pagando le commissioni di overnight, un costo richiesto dal broker per mantenere lo strumento dopo la giornata di negoziazioni.

Con i CFD è possibile investire su qualsiasi tipo di asset, infatti esistono contratti per differenza costruiti sul prezzo delle materie prime, delle criptovalute, delle coppie valutarie Forex, delle azioni, degli ETF oppure degli indici. Il trading tramite CFD è vincolato all’analisi tecnica e fondamentale, usando i grafici per lo studio delle variazioni di prezzo nel tempo e l’individuazione delle tendenze, per poi incrociare queste indicazioni con le notizie macroeconomiche e le indiscrezioni di mercato.

Ad ogni modo, è fondamentale investire prima di tutto nella formazione tecnica, per sviluppare competenze adeguate e imparare a fare trading in modo consapevole, apprendendo come eseguire analisi del rischio corrette ed efficaci. Il trading, infatti, richiede la massima prudenza e un approccio serio e professionale, per comprendere come proteggere il capitale nel lungo periodo pianificando strategie efficienti in base ai propri obiettivi, limitando il rischio attraverso la diversificazione e la pianificazione degli investimenti.