Cultura e scienze

Roma, l’invasione degli ultragabbiani

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Il ministro Salvini, che di invasioni se ne intende, ha denunciato gli ultragabbiani sul tetto del Viminale soprattutto per cambiare discorso dopo l’arresto del suo consulente per l’energia Paolo Arata. Ma che a Roma la situazione dei gabbiani sia tragica è sotto gli occhi di tutti.

Roma, l’invasione degli ultragabbiani

Ieri è intervenuta anche Mara Carfagna,deputata di Forza Italia e vicepresidente della Camera, che ha attaccato: «La Capitale è invasa dalla spazzatura, con picchi di 40 gradi e rischio epidemie. L’aumento delle temperature provoca la decomposizione dei rifiuti e un conseguente aumento di virus,veicoli di infezioni. Siamo ben oltre lo scherno o lo stupore. Questa è la risultanza di 3 anni di amministrazione pentastellata. Salvini anziché scherzare su Facebook filmando i gabbiani, prenda sul serio la questione. Inviti i suoi alleati ad andare a casa, così non faranno più danni».

Si parlava di stime che ne contavano fino a 10mila unità, ma il Messaggero oggi scrive che sono raddoppiati negli ultimi tre anni così come i ratti, con i quali si contendono i pasti offerti dai rifiuti, ma con maggiore indipendenza, perché non è raro vedere un gabbiano accanirsi sui sacchetti di plastica dei rifiuti perché grazie al suo becco “multifunzione” è in grado di aprirlo per servirsi di quello che trova.

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A Roma si possono osservare interi gruppi di 5-10 gabbiani che fanno la ronda in circolo nei luoghi in cui la spazzatura non viene ritirata, oppure che dopo i sontuosi pasti si dedicano all’educazione al volo dei piccoli, come dei Jonathan Livingstone ante litteram.  Enrico Alleva, etologo, dice al Messaggero che è difficile riuscire a ridurne il numero: «Il metodo più efficace per ridurre la presenza dei gabbiani in città è quello di non mettere loro a disposizione il cibo, vale a dire i rifiuti».

I gabbiani a Roma e le malattie

In linea di massima il gabbiano direttamente non è portatore di malattie, però, osserva, Paolo De Girolamo, docente del Dipartimento di Medicina veterinaria e Produzioni animali dell’Università degli Studi Federico II di Napoli: «Senza fare del terrorismo, va detto che così come i piccioni o i colombi,il materiale fecale può essere fonte di inquinamento, può essere vettoredibatteri». Secondo Ugo Dalla Marta, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana, «negli anni Ottanta, si segnala la comparsa dei primi gabbiani». «Sembrava un evento quasi suggestivo, ma poi, anno dopo anno, anche per la presenza della vicina discarica di Malagrotta, è stata favorita la loro colonizzazione».

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L’ornitologo della facoltà di Zoologia della Sapienza di Roma Alessandro Montemaggiori spiega al Corriere Roma che se superano i primi mesi di vita possono arrivare a vivere 20 o 30 anni e non sono animali particolarmente aggressivi, tranne quando devono proteggere i piccoli:

Come hanno modificato il loro comportamento nell’ambiente urbano?
«Conoscono il territorio in modo capillare, gli orari di conferimento e ritiro della spazzatura. Si appostano vicino al cassonetto o alla pescheria per procacciarsi la razione giornaliera».

È possibile controllarne la riproduzione, per evitare scenari apocalittici alla Hitchcock o mutazioni genetiche simil pterodattili come quelle evocate dal ministro dell’Interno Salvini?
«L’abbattimento e la foratura delle uova finora si sono rivelati inefficaci».

Esiste un’alternativa?
«Il cibo è l’unica variabile in grado di incidere sulla popolazione: se diminuisce l’immondizia,viene meno la principale fonte di sopravvivenza della specie, ma ci vuole anche un po’ di educazione civica…».

Insomma, o li prendiamo per fame o ci invaderanno definitivamente, eleggendo un loro sindaco che però potrebbe far meglio della Giunta Raggi. In fondo non ci vuole molto.

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