La macchina del funky

«È iniziata la guerra nel MoVimento 5 Stelle»

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«È iniziata la guerra: quello che è successo nelle ultime ore non può passare nel silenzio, bisogna avere la forza di far sentire la nostra voce»: Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera ci racconta le parole di un esponente dell’ala ortodossa del MoVimento 5 Stelle dopo la vicenda di Roberta Lombardi, dimissionaria dallo staff della sindaca di Roma Virginia Raggi all’interno di una storia in cui la trasparenza latita, come succede spesso quando si parla di fatti interni al M5S.

Al di là delle posizioni e dei comunicati ufficiali, quello che è accaduto a Roma rischia di avere delle ripercussioni anche a livello nazionale, con i Cinque Stelle pronti già ad affilare i coltelli e darsi battaglia tra loro sul prossimo grande terreno di scontro: quello dei nomi da mettere in campo in vista di eventuali elezioni politiche anticipate. Già, perché se a livello politico la partita vede prevalere al momento i pragmatici vicini a Luigi Di Maio, gli ortodossi — che si sentono rappresentati dai valori e dalle posizioni di Roberto Fico e di alcuni senatori della prima ora — non si rassegnano alla sconfitta e preparano battaglia a colpi di attivisti.
Posizionare più militanti ortodossi possibili per pesare di più nel futuro Parlamento. Un domino che potrebbe creare complicazioni non da poco ai prossimi gruppi parlamentari del Movimento. «Dieci anni di lavoro sul campo non si cancellano in cinque minuti con gli ultimi arrivati», prosegue lo sfogo del pentastellato. Ed è partita già — ben prima dello strappo tra Raggi e Lombardi — l’adunata delle truppe. Dall’Europa ai consigli regionali, fino ai consigli comunali, c’è chi preme per far sentire di più la propria voce.

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Il direttorio di supporto a Virginia Raggi

E ormai tra i due fronti c’è sempre più pressing su Beppe Grillo, costretto a intervenire più volte per fare da paciere:

Nessuno la nomina, ma la paura è quella di una frammentazione eccessiva che indebolirebbe il Movimento, soffocandone le prospettive. Tirare per la giacca Grillo — che da tempo rivendica la scelta di aver fatto «un passo di lato», ritornando al suo lavoro di showman — sia per la questione leader sia per scelte interne potrebbe alla lunga esacerbare ancor di più gli animi. Forse anche per questo motivo, proprio per dare l’idea di un supporto ancora presente a sostegno del lavoro del sindaco, i Cinque Stelle hanno deciso di non sciogliere il mini direttorio romano dopo l’uscita di Lombardi. È per lo stesso motivo che si lavora a una road map condivisa per i prossimi mesi, che tracci il percorso da fare in vista della scelta del candidato premier, in modo da creare la più ampia legittimazione. Intanto, proprio per non alimentare ulteriori polemiche, sulla vicenda capitolina i Cinque Stelle provano a chiudersi in un silenzio che suona però solo come l’inizio di un lungo duello

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