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Cosa aspettarsi dalle elezioni in India nel 2019

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Era il 3 dicembre del 1984. Bhopal, Madhya Pradesh, importante città indiana, viene sovrastata da un nube fuoriuscita dal locale stabilimento della Union Carbide India che produceva fitofarmaci. È l’inizio della catastrofe di Bhopal. Secondo le fonti governative locali, le vittime sarebbero state oltre 3700, secondo altre fonti ed altre organizzazioni, il numero dovrebbe salire a circa 15mila. Oltre mezzo milione le persone ‘interessate’ al disastro. L’’Incidente’ di Bhopal fu uno dei grandi disastri industriali ed ecologici della storia moderna. Il Madhya Pradesh è uno degli stati indiani che sta andando a votare in queste settimane (in India, i processi elettorali avvengono per diverse fasi; e sono organizzati, con precisione anglosassone, dalla Commissione Elettorale), ed è ancora ferito da quella catastrofe. I suoi cittadini vanno alle urne assieme al Rajasthan, un’altro importante stato del subcontinente, e a due ‘piccole’ realtà indiane, l’Uttarakhand e il Telegana. Sono consultazioni importanti. Per quegli stati, ovviamente, e per tutta l’India.

Cosa aspettarsi dalle elezioni in India nel 2019

Sono il preludio delle consultazioni nazionali della prossima primavera, quando i cittadini indiani dovranno scegliere se confermare o meno il primo ministro Narendra Modi e il suo partito, il BJP, il ‘Partito del popolo indiano’ ovvero la destra nazionalista indù al potere dal 2014. Madhya Pradesh e Rajasthan in particolare sono considerati passaggi chiave verso le elezioni nazionali. Sono grandi stati del subcontinente, entrambi governati dal BJP; e in entrambi la principale forza di opposizione è rappresentata dal partito del Congresso. Una sconfitta della destra sarebbe considerata di buon auspicio per le forze della divisa e frammentata opposizione laica e moderata. Una sconfitta del BJP sarebbe un serio campanello di allarme per Modi. Sarebbe un boccata di ossigeno per il Congresso ancora alle prese con una difficile crisi di identità e di leadership politica. Ma specialmente potrebbe diventare il predellino per un importante leader politico ‘regionale’ che proprio in questi giorni ha iniziato la sua partita per la conquista di Delhi, il chief minister di un’altro stato chiave della Repubblica, l’Andhra Pradesh, C. Naidu, leader del TDP, Telugu Desam Party. Ma andiamo per ordine. In primo luogo, il Madhya Pradesh. Ha 72 milioni di abitanti, quanti un grande paese dell’Unione europea. Ha uno dei redditi pro capite più basso di tutto il subcontinente.

 

 

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È uno stato della cd ‘cintura hindi’, cuore e croce della democrazia indiana, la regione del subcontinente che decide le sorti politiche dell’intero paese, caratterizzata dalla religione hindu, dalla lingua hindi ma anche da una forte presenza di musulmani e specialmente da una difficoltà di crescita economica. È l’India profonda e lontana dallo sviluppo delle regioni costiere. È dominato dalla destra nazionalista dal lontano 2003. Attualmente, nella locale Assemblea legislativa, il BJP ha 165 seggi, il Congresso solamente 58. Ma le cose non vanno bene per la destra: i sondaggi, che in India sono sempre da prendere con estrema prudenza, indicano comunque un durissimo testa a testa fra BJP e Congresso. Gli ultimi danno, uno la destra in vantaggio, 122 seggi contro 95, l’altro la destra in svantaggio 107 seggi contro 116. Insomma una corsa all’ultimo voto.

 

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Il Rajasthan invece è famoso per la sua tradizione e storia dei principi Rajput. È lo stato più grande come territorio dell’intera Repubblica indiana e ha 69 milioni di abitanti. È lo stato del deserto del Thar, il ‘Grande deserto indiano’, centro dell’attività nucleare militare di Delhi. Ha come capitale la famosissima Jaipur, e anch’esso è da lungo tempo, con una breve interruzione, governato dalla destra del BJP. Qui i sondaggi sono più chiari: e sono favorevoli al Congresso dato per vincente 145 seggi contro i 56 della destra. Madyha Pradesh e Rajasthan potrebbero dunque diventare il prossimo 11 dicembre, quando concluse tutte le fasi del voto, si effettuerà il conteggio secondo modalità organizzative molto efficienti (non siamo in Florida tanto per capirci!), il primo fondamentale passo per la rivincita delle opposizioni laiche e moderate contro la destra nazionalista di Modi.

 

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In vista di questo possibile successo, non siamo quanto sicuro, le acque della politica indiana sono già da giorni in grande movimento. Il BJP nel 2014 conquistò una amplissima maggioranza si seggi, da solo e con la propria coalizione, l’Alleanza democratica nazionale. Il Congresso patì una disfatta storica; e d’altra parte gli altri partiti, laici, moderati, riformisti, si erano presentati divisi e spaccati. Una caratteristica che continua a dominare il panorama delle forze antiBJP. Una caratteristica che un importante leader regionale, quel Naidu di cui abbiamo parlato prima, sta cercando di superare. Naidu è il dominus della politica dell’Andhra Pradesh, stato del sud con una consistente crescita. Lo sviluppo economico dell’India è e sta caratterizzando in particolare gli stati costieri, dal Gujarat del premier Modi, al Maharastrha della capitale economica Mumbay, agli stati del Sud, Tamil Nadu e Andhra Pradesh per l’appunto fino al West Bengali. Mentre incontra fortissimi ostacoli tuttora nell’India profonda dall’Uttard Pradesh al Madhya Pradesh passando per il Bihar. In Andhra Pradesh, il chief minister ha perseguito con tenacia un approccio ‘sviluppista’ incentrato su imprese private ed infrastrutture pubbliche. Un approccio che vorrebbe riproporre a livello nazionale. Naidu e il suo partito, il TSP, erano alleati del BJP nell’Alleanza democratica nazionale, ma alcuni profondi dissidi legati agli interessi dell’Andhra Pradesh hanno fatto cambiare totalmente collocazione al chief minister dello stato.


Il quale oggi si presenta come federatore possibile delle opposizioni laiche e moderate al BJP. I recenti incontri con i leader del Congresso e di alcuni importanti partiti regionali vanno appunto in questa direzione. I risultati delle elezioni statali di queste settimane saranno un utilissimo indicatore degli orientamenti reali della opinione pubblica e della società indiane. La cosa è ancora più importante perchè, come abbiamo accennato prima, va al voto anche il Telangana, piccolo stato del sud dell’India, creato nel giugno del 2004, quindi l’ultimo arrivato, da una separazione proprio dell’Andhra Pradesh. E in Telangana, si presenta una coalizione di partiti, chiamata enfaticamente ‘Grande Alleanza’, fra Congresso, TDP ed altre formazioni locali. Il partito del Congresso e il TDP a dir la verità sono stati avversari storici per tantissimo tempo, per 40 anni circa. ‘Ma la democrazia è importante’, dicono ora i rispettivi leader per legittimare questa ‘strana’ alleanza. Sarà comunque importante capirne l’effettiva forza elettorale in Telangana.

Il punto veramente importante è quello della capacità politica, e programmatica, di Naidu ad unire le opposizioni su un progetto ‘sviluppista’. Le contraddizioni sono fortissime: non solo per le tradizionali e ben note differenze fra i partiti regionali indiani ma anche un conflitto grosso, quello fra la necessità di interventi e di infrastrutture, grande deficit dell’economia del subcontinente, e la disponibilità di terra per costruire infrastrutture ed organizzare Zone economiche speciali. Proprio il conflitto fra questi due interessi di fondo è alla base della guerriglia e del movimento maoista, quindi è facile capirne l’importanza e il significato politico. La faccenda è molto complicata, e d’altra parte l’India è una società complicata: siamo partiti dalla tragedia di Bhopal. La forte difficoltà dell’India di elaborare ed implementare politiche di difesa e di investimenti nell’ambiente sono evidenti. Come sono evidenti le condizioni di vita anche di ceti e strati sociali fortemente produttivi dell’economia indiana. Jaipur, capitale del Rajasthan e capitale dell’industria dei gioielli e delle pietre preziose. Gli artigiani indiani sono bravissimi a tagliare pietre e costruire gioielli di rara bellezza. Ma in quali condizioni vivono e lavorano? Per capirlo basta andare per i quartieri di Jaipur, dove pietre e gioielli vengono tagliati e fabbricati letteralmente per terra fra le vacche e i loro escrementi. Appena potranno emigrare in un altro paese, che faranno quei bravissimi artigiani indiani? Senza condizioni di istruzione e di vita decenti e senza politiche per l’ambiente che consentano investimenti infrastrutturali e difesa degli interessi dei coltivatori, l’India ben difficilmente potrà colmare il gap con altre grandi nazioni emergenti: il surplus demografico e la poca disponibilità di terra rendono questi problemi, grandi contraddizioni sociali ed economiche. La destra per ‘superarle’ ha una risorsa politica grezza ma efficace, i conflitti comunitari e il nazionalismo religioso o su basi confessionali; i riformisti dovrebbero avere programmi efficaci. Se non riescono ad elaborarli, sono comunque destinati alla sconfitta. Questo è il punto critico. Per il Congresso e per il chief minister dell’Andhra Pradesh.

Foto di copertina via Instagram

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