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Salvini non ha preso benissimo l'incontro tra Meloni e Calenda

neXt quotidiano|

Incontro Meloni Calenda

Un vertice a Palazzo Chigi che ha fatto storcere il naso praticamente a quasi tutte le forze politiche presenti nel Parlamento italiano. Nella giornata di ieri, infatti, è andato in scena l’incontro Meloni-Calenda sulla Manovra 2023. E sia dall’opposizione (anzi, dalle opposizioni) che dalla maggioranza, questo vertice non è stato visto di buon occhio. Ma la reazione più emblematica – tra l’ironico e il sarcastico e che rivela un nervosismo di fondo – è quella di Matteo Salvini, leader della Lega e vice-Presidente del Consiglio dei Ministri.

Incontro Meloni Calenda, Salvini non l’ha presa benissimo

Perché un confronto così aperto tra la maggioranza – o parte di essa, anzi direttamente con chi è a capo di un esecutivo – e uno dei partiti dell’opposizione su un argomento delicato come la Legge di Bilancio è un qualcosa di raro nella politica italiana. E le reazioni dei vari partiti sono in linea con questa “novità”, come confermato dal commento caustico di Matteo Salvini:

“Calenda? Faremo aprire un cantiere anche a lui. Non ho seguito la vicenda, non mi appassiona, non passo le mie giornate a pensare a Renzi, Calenda e Letta. Ho un’agenda abbastanza piena. Calenda è stato votato per fare opposizione. Mi auguro che la faccia in modo costruttivo”.

Ma quella del leader della Lega e vicepremier non è l’unica reazione “negativa” all’incontro Meloni-Calenda. Perché alla vigilia di questo “vertice” anche da Forza Italia si erano sollevate voci polemiche. I capigruppo Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo che hanno accusato Calenda di “sgomitare alla ricerca di un ruolo, ma è condannato all’irrilevanza”. Insomma, una reazione non proprio in linea con l’apertura dimostrata dalla Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma anche da sinistra non sono mancate critiche. Il leader del Verdi, Angelo Bonelli, se l’è presa più con la Presidente del Consiglio che con il leader di Azione:

“Calenda ha le sue posizioni che sono note, quello che discuto è lo scarso senso istituzionale di Giorgia Meloni perché se voleva confrontarsi con le opposizioni doveva lanciare un appello al confronto e non usare Calenda come strumento di deterrenza per lanciare un messaggio alla sua maggioranza. È stato uno sgarbo istituzionale, un’operazione in cui Meloni usa Calenda e Calenda si è fatto usare”.