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La censura sull’incidente nucleare in Russia

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Missili, bugie e radiazioni: l’incidente nucleare in Russia riporta alla mente quello di Chernobyl non per la gravità dei fatti (per quanto ne sappiamo fino ad oggi…) ma per l’atteggiamento identico, dai sovietici ai russi, nei confronti dell’accaduto:  a Severodvinsk le comunicazioni delle autorità riguardo le radiazioni, tornate nella norma dopo il picco – di 16 volte più alto della norma –raggiunto in seguito all’incendio, sono scomparse dal sito ufficiale: rimangono solo screenshot sui social. Ma i medici che nell’Artico hanno curato i feriti ora sono stati trasferiti a Mosca per essere esaminati.

La censura sull’incidente nucleare in Russia

Scrive Repubblica che le informazioni degli ultimi giorni sono più confuse di quelle giunte nel primo:

Agli abitanti del villaggio di Nyonoksa è stato consigliato di abbandonare l’aerea dalle 5 alle 7 di oggi con un treno speciale, ma ai canali locali gli abitanti hanno detto di preferire la loro foresta. Secondo Greenpeace, subito dopo l’esplosione, si sarebbe registrato un picco di radiazioni 20 volte sopra i livelli normali, benché breve. L’agenzia meteorologica russa Rosgidromet ieri ha finalmente riconosciuto di avere registrato per due ore e mezza un aumento dei livelli di radioattività «tra 4 e 16 volte» quelli consueti: una stazione avrebbe registrato 1,78 microsievert per ora, sopra la media di 0,6, ma sotto i livelli d’allarme. Per l’Oms il rischio di cancro aumenta a partire dai 50mila microsievert, mentre l’Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare raccomanda l’evacuazione sopra i 10mila.

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L’incidente nucleare in Russia a Severodvinsk (La Repubblica, 14 agosto 2019)

Da giovedì le autorità hanno dapprima riferito di un’esplosione al «motore di un missile a combustibile liquido», poi ammesso la morte di cinque ricercatori impegnati nella «manutenzione di una fonte isotopica di energia per un motore a combustibile liquido», infine spiegato che le vittime lavoravano alla «creazione di piccole fonti di energia con l’utilizzo di materiali radioattivi», ossia «mini-reattori nucleari».

Il test di un missile alla base dell’incidente nucleare di Severodvinsk

I media russi hanno ipotizzato che l’arma sottoposta a test fosse l’SSC-X-9 Skyfall, un missile da crociera a propulsione nucleare che il presidente Vladimir Putin ha presentato al mondo durante il suo discorso alla nazione l’anno scorso. La Russia chiama il missile 9M730 Burevestnick.

Il missile a propulsione nucleare ha la caratteristica di muoversi più velocemente dei missili terra-aria (fino a cinque volte la velocità del suono) e questo lo rende un’arma temibile. Secondo una ricostruzione della Reuters il carburante del razzo ha preso fuoco provocando la detonazione e facendo cadere diverse persone in mare. L’amministrazione Sarov ha annunciato due giorni di lutto, affermando che gli esperti sono morti mentre “svolgevano il compito di importanza nazionale”. Rosatom ha detto i nomi dei cinque scienziati, che si aggiungono alle prime due vittime dichiarate: Alexei Vyushin, Evgeny Koratayev, Vyacheslav Lipshev, Sergei Pichugin e Vladislav Yanovsky.

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Intanto i residenti di Severodvinsk sui social protestano: «C’è stata una mini-Fukushima e pretendono che non sia successo nulla di spaventoso». Come direbbe Valerij Legasov, protagonista della popolare serie Hbo Chernobyl, è il prezzo delle bugie: «Dopo averne ascoltate così tante non si riconosce più la verità».

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