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La deviazione all'ultimo minuto e l'aereo già in fiamme: cosa sappiamo della dinamica dell'incidente di San Donato

neXt quotidiano|

Aereo San Donato

Si è schiantato contro una palazzina in ristrutturazione quattro minuti dopo il decollo dall’aeroporto di Linate, provocando la morte di otto persone (tra cui un bambino). È questo il bilancio della tragedia, avvenuta nel primo pomeriggio di domenica 3 ottobre, dell’incidente aereo a San Donato Milanese, a poche centinaia di metro dal capolinea della metro “gialla” del capoluogo meneghino. Alla guida del velivolo privato c’era il magnate romeno Dan Petrescu. A bordo anche sua moglie, suo figlio e una famiglia di amici.

Aereo San Donato, la dinamica dell’incidente

I racconti dei testimoni e le riprese di alcune telecamere faranno chiarezza sull’incidente aereo San Donato. Pochi istanti dopo l’impatto con il tetto della palazzina (di proprietà di ATM, l’agenzia dei trasporti pubblici milanesi) sul posto è arrivata anche il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano che, insieme ai vigili del fuoco che hanno spento le fiamme provocate dallo schianto, ha provato a dare una prima ricostruzione di quanto avvenuto:

“Ho potuto vedere molto bene il punto di impatto che è stato sul tetto, che è rimasto discretamente integro a parte in un punto dove ci sono evidenti segni di una collisione con qualcosa che è andato a fuoco. L’esplosione poi ha scagliato oggetti anche a grande distanza. A cinquanta metri c’è la fermata della metropolitana, avrebbero potuto esserci conseguenze drammatiche se l’aereo non avesse impattato su questa palazzina”.

Il bilancio di otto vittime poteva essere, dunque, molto più elevato. Nell’evento tragico, infatti, c’è stata anche una piccola coincidenza che ha salvato la vita a potenziali vittime: il punto d’impatto, infatti, era un palazzo sgombero per via dei lavori di ristrutturazione. E, come spiega la stessa pm, se non ci fosse stata quella costruzione, il velivolo si sarebbe potuto schiantare anche contro la stazione della metropolitana meneghina.

Adesso servirà del tempo per avere un’opportuna ricostruzione dell’incidente aereo San Donato. Per il momento, infatti, ci sono due piste che potrebbero anche coincidere. Da un lato ci sono le comunicazioni con la torre di controllo che avrebbe comunicato al pilota il velivolo fuori rotta. Una manovra, forse avventata, per evitare il maltempo. Sta di fatto che, come riporta Il Corriere della Sera, l’aereo ha svoltato due volte verso destra (come da prassi), prima di invertire la rotta: il velivolo, infatti, era diretto in Sardegna (a Olbia) e doveva proseguire puntando verso Sud. Secondo le prime ricostruzioni (e i contenuti della scatola nera dovrebbero aiutare a capire il come e, forse, il perché), invece, l’aereo ha effettuato una manovra tipica di chi vuole rientrare in aeroporto. Poi è successo qualcosa e in pochi secondi l’aereo è caduto “verticalmente” andando a schiantarsi contro la palazzina.

Ed è qui che subentrano e si legano i racconti di alcuni testimoni. Tra di loro c’è anche Angelo Suma, «soccorritore per Padana emergenze, che a La Repubblica ha spiegato cosa ha visto:

“L’aereo volava basso e aveva del fuoco sotto la pancia. Le fiamme erano sotto al corpo dell’aereo. Guardavo, poi si è abbassato ancora di più e si è schiantato sulla facciata della palazzina, è andato dentro col muso. Secondo me, a dover spiegare quello a cui ho assistito, il pilota deve aver perso il controllo. Essendo consapevole di avere un problema penso al motore, se guardiamo dove siamo e da dove proveniva, magari senza poter correggere la rotta è stato pronto a scegliere di andare in una direzione dove non c’era nessuno”.

Ed è questa la teoria emersa fin da subito. Ora la sua testimonianza, insieme a quella di altre persone presenti sul posto, al contenuto della scatola nera e i video di sorveglianza dell’area parking della stazione di San Donato Milanese, saranno valutate anche dagli inquirenti.

Chi sono le vittime

In attesa dei riscontri ufficiali, l’unico dato certo e tragico dell’incidente aereo San Donato riguarda le vittime. Otto, tra cui un bambino. Alla guida del velivolo privato che doveva andare in direzione Olbia c’era il 67enne magnate immobiliarista romeno Dan Petrescu, fuggito al regime di Ceausescu prima di costruire la sua fortuna in Germania. Con lui, a bordo dell’aereo, c’erano anche la moglie Regina Balzat Petrescu (65 anni) e il figlio Dan Stefan (30 anni). Tra gli ospiti presenti sull’aereo che si è schiantato c’era anche un cittadino (amico della coppia) canadese: il 35enne Julien Brossard. Alla tragedia si uniscono i nomi di una giovane famiglia italo-francese: il manager 32enne Filippo Nascimbene – di origini pavesi -, la moglie Claire Stephanie Caroline Alexandrescu (33 anni) e il piccolo Raphael di 20 mesi, figlio della coppia. L’ottava vittima si chiama Miruna Anca Wanda Lozinschi, suocera del manager italiano.

(foto IPP/vvff)