Economia

IMU e TARI: lo stop fino al 30 novembre

In gioco 10 miliardi dell’acconto Imu, 5 miliardi di Tari e altri 2 di voci minori

roberto gualtieri

Il governo prepara la sospensione dei tributi locali fino a novembre. Nel mirino ci sono IMU e TARI, spiega oggi Il Sole 24 Ore: a decidere saranno i singoli enti, compensati da anticipazioni Cdp coperte da garanzia statale. In gioco 10 miliardi dell’acconto Imu, 5 miliardi di Tari e altri 2 di voci minori:

Una sospensione di Imu, Tari e degli altri tributi locali fino al 30 novembre. Compensata da un’anticipazione di liquidità da Cassa depositi e prestiti con lo Stato nel ruolo di garante di ultima istanza per andare in soccorso alla cassa degli enti locali che decideranno lo stop. Stop che potrà essere definito direttamente in giunta senza l’obbligo di passare in consiglio. È questa l’architettura scritta nelle bozze che preparano il capitolo enti locali del decreto Aprile.

E che come anticipato dal Sole 24 Ore del 22 marzo estendono al fisco locale la sospensione già avviata per i versamenti delle tasse erariali. Non è un blocco generalizzato, perché secondo questo schema a decidere saranno i Comuni e gli altri enti territoriali. Per ragioni di autonomia tributaria, certo, ma anche di conti. Perché in gioco ci sono somme per 17 miliardi.

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Lo stop ai tributi locali fino al 30 novembre (Il Sole 24 Ore, 28 marzo 2020)

L’acconto Imu di giugno vale 10 miliardi, almeno 5 miliardi le prime rate della tariffa rifiuti e circa 2 miliardi di tributi “minori” santi come i io miliardi dell’acconto Imu di giugno, almeno 5 miliardi delle prime rate della tariffa rifiuti e circa 2 miliardi legati ai tributi cosiddetti “minori” come l’imposta di pubblicità o l’occupazione del suolo pubblico. Resta da capire la sorte dei circa 2 miliardi di Imu che le imprese dovrebbero pagare a giugno allo Stato per la «quota erariale».

Coprire ex ante un blocco generalizzato non sarebbe semplice, in un decreto che tra mille difficoltà prova a superare i 30 miliardi e andrà finanziato in larga parte a debito, come ribadito ieri dal ministro dell’Economia Gualtieri.