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L’impero di Piscitelli e Fabietti: «La devo dà a tutta Roma»

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«La devo dà a tutta Roma»: Fabrizio Fabietti,  arrestato ieri nell’indagine “Grande Raccordo Criminale” del Gico della Finanza”, aveva le idee chiare sullo spaccio di droga che aveva messo su con il suo socio Fabrizio Piscitelli in arte Diabolik, ucciso in un agguato di stampo mafioso al parco degli Acquedotti. I due amici fraterni ai vertici dell’organizzazione avevano creato un sistema «unico» in cui loro erano gli intermediari, i loro fornitori erano grossi calibri di ‘ndrangheta e camorra, e sotto avevano una serie di figure, tra corrieri, informatici e picchiatori per la riscossione crediti.

L’impero di Piscitelli e Fabretti: «La devo dà a tutta Roma»

I nomi e i soprannomi – Papone, Burino, Tavoletta – fanno parte del folklore criminale romano più classico. In un anno sono state sequestrati 250 chili di cocaina e 4250 di hashish per un valore di 120 milioni di euro sul mercato. La banda di Diabolik cresceva a vista d’occhio — «in questi quattro anni ha fatto una scalata che non vi rendete conto — afferma uno degli indagati nell’inchiesta — non so come ha fatto» — con disponibilità di soldi — «ho un milione di euro in orologi e a recuperare 350mila euro ci metto tre giorni», confida Fabietti a un fornitore — che permetteva ai due di fare i prezzi dello stupefacente sul mercato. E di prendersi intere zone della Capitale nello spaccio.

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La mappa dei clan della droga a Roma (La Repubblica, 29 novembre 2019)

Floriana Bulfon su Repubblica racconta che Diabolik e i suoi volevano addirittura aprire una rotta di importazione diretta da Medellìn, dicendo di avere un milione pronto da spendere, cercando il sostegno della ‘ndrangheta dei Bellocco. E quando diventi troppo potente, quando cominci a sentirti il re di Roma, allora diventi un bersaglio. Proprio come il capo ultras, la cui sorte era stata prevista dai suoi accoliti ben prima che un killer lo uccidesse sotto gli archi degli acquedotti imperiali: «Pensa che comunque non ci può essere un matto che prende e gli tira una sventagliata sul portone, non lo capisce…».

Gli enormi profitti della droga vengono reinvestiti nell’economia legale, in ogni settore” sottolinea Gosciu. Solo la narcoazienda di Diabolik in poco tempo aveva raccolto 120 milioni di euro, tutti cash. Ed è per questo che è complicato tenere a freno l’esuberanza di chi vuole arrivare più in alto. Gruppi che con forza e rabbia vogliono conquistare spazi di vendita; alcuni nati nell’orbita del Raccordo Anulare, altri venuti dai Balcani.

Finora hanno cercato di introdursi attraverso accordi con i capi già riconosciuti: l’albanese Dorian Petoku, ad esempio, era entrato in società con Salvatore Casamonica per importare tonnellate di cocaina. È lo stesso in affari anche con il gruppo di Diabolik sgominato ieri dalla Guardia di Finanza. Piscitelli amico degli “zingari”, dei “napoletani della Tuscolana” eredi della dinastia del signore della droga Michele Senese, degli albanesi.

L’impero della droga da Casalotti alla Romanina

Il Messaggero racconta che dal suo appartamento sulla Tiburtina, seppure prima sorvegliato speciale e poi agli arresti domiciliari, ma sempre “ascoltato” dai finanzieri, Piscitelli continuava a rifornire le piazze di spaccio della Capitale.

Era a lui che si rivolgevano pusher e “cavalli” romani, da San Basilio ai Castelli, da Primavalle ad Acilia, dalla Romanina ad Ardea,passando per Ostia. Un broker della coca. C’era Alessandro Savioli, “il presidente”, per esempio, considerato un ras a Primavalle e al Quartaccio. Nel 2007 il Gico di Napoli lo aveva già fermato per un traffico di 250 kg di coca dalla Colombia. A piazzare la droga al Tuscolano ci pensava Giuliano Cappioli, alias “Tuscolo”, un «cliente abituale» dell’organizzazione, secondo gli investigatori, «da cui acquista – si legge nell’ordinanza di arresto – ripetutamente e con cadenza periodica e provvede a rivendere a fidati acquirenti». Viene intercettato a prendere la droga da Francesco Maria Curis tra l’Appio e Cinecittà.

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La banda di Diabolik: quartieri e fornitori (Il Messaggero, 29 novembre 2019)

Proprio oggi quattrocento chilogrammi di cocaina, 30 chilogrammi di hashish e 15 di marijuana sono stati sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Magma” contro il clan Bellocco di Rosarno (Rc) che stamane ha portato in carcere o agli arresti domiciliari 45 persone. Fra gli arrestati, i vertici della potente organizzazione ‘ndranghetista che dalla Calabria estende i suoi tentacoli in diverse regioni italiane e all’estero. Nella disponibilità della cosca anche armi come dimostra il sequestro di un fucile semiautomatico, 3 pistole semiautomatiche e munizioni. Le indagini sono state avviate nel 2016 e rappresentano gli sviluppi dell’operazione “Rio de Janeiro” condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

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