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Il video del cacciatore che uccide un orso con la lancia

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Sta causando molto scalpore il video in cui si vede Josh Bowmar, un bodybuilder statunitense con l’hobby della caccia, uccidere un orso nero con una lancia. Secondo molti di coloro che hanno visto il filmato, nel quale l’uomo attende pazientemente che l’animale si avvicini alla trappola per scagliare una lancia di circa due metri che colpisce mortalmente l’animale, si tratta di un episodio di crudeltà gratuita e ingiustificata.
https://www.youtube.com/watch?v=BGV7bXNvRSE

Secondo Bowmar si tratta della forma più umana ed etica di caccia

Ci sono due modi per affrontare la faccenda: si può essere contro la caccia e quindi deplorare a priori il comportamento di Bowmar (che nel frattempo ha cancellato il suo canale YouTube e il suo profilo Facebook) oppure si può pensare che la caccia – se ben regolamentata – possa essere un’attività ancora praticabile dall’uomo anche a fini “ricreativi” o “sportivi” ovvero secondo quella modalità il cui obiettivo è la conquista del trofeo.

A lasciare attoniti molti di coloro che in queste ore stanno tempestando la casa di abbigliamento sportivo Under Armour (della quale si ritiene Bowmar sia endorser) è il fatto che sia nel video, sia nell’intervista concessa al Mirror l’uomo non mostra alcun segno di rimorso, anzi festeggia in maniera esagerata (e cosa dovrebbe fare?). Dal momento che l’esemplare non fa parte di una specie protetta e che nello stato dell’Alberta (in Canada) dove è avvenuto l’abbattimento la caccia con l’arco è legale in effetti ci sarebbe ben poco per cui indignarsi. Certo, se l’esemplare fosse una femmina – cosa che non sappiamo – il rischio è che eventuali cuccioli non abbiano molte chance di sopravvivere all’inverno. Ma anche lì, se la legge consente la caccia in questa stagione c’è poco da prendersela con il gesto di un singolo individuo, anche in Canada esistono dei piani scientifici di abbattimento che se correttamente eseguiti giovano all’esistenza della stessa specie. Paragonata alla caccia con arco e frecce o con il fucile quella con la lancia, seppur bizzarra e inconsueta, è effettivamente quella che concede maggiori probabilità di scampo all’animale. In fondo bisogna andare molto vicini e si ha un solo colpo a disposizione, ma il risultato non cambia: la morte dell’animale. Si può benissimo cacciare per necessità anche con il fucile È bene dirlo: il gesto di Bowmar non è certo la stessa cosa – né ha lo stesso valore culturale – della caccia ai globicefali delle isole Faer Øer. Il nostro cacciatore in fondo è più un tipo alla Bear Grylls, un personaggio da documentari fintamente iperrealistici “into the wild”.
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Quanto rumore fa la morte di un orso filmata con la GoPro?

Certo, c’è la questione non secondaria che è pur sempre una caccia per un trofeo (in questo senso “sportiva”) e non per necessità di “sopravvivenza” o per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema (anche se appunto esistono i piani di abbattimento) ma questo è un problema che riguarda la caccia e i cacciatori in generale e non questo singolo episodio sul quale pesa più il significato che Bowmar ha voluto dare al gesto, filmandosi. A quanto pare l’Alberta sta per approvare una legge che vieterà la caccia con la lancia e il portavoce del Ministro per l’Ambiente ha fatto sapere che le autorità di polizia stanno valutando se Bowmar ha contravvenuto a qualche divieto. C’è da considerare però che perfino un famoso cacciatore come Mario Rigoni Stern era fortemente critico nei confronti di questa forma di caccia, fatta da gente di città che va nei boschi per svago. Ed è lo svago che a quanto pare e nonostante le giustificazioni di Bowmar, rende l’uccisione dell’orso meno etica. Ma a questo punto il problema è la caccia sportiva. Massimo Zaratin di Filosofia Rurale ha commentato l’episodio dicendo: «Non ci vedo nulla di culturale o di etico nel gesto di Bowmer, già il fatto che ci sia la GoPro sulla lancia la dice tutta sullo spirito che ha mosso questo “cacciatore”. Come scriveva Mario Rigoni Stern la caccia è una passione di origini semplici ed umili e non sicuramente un’arte dell’apparire e di mostrarsi come se si avesse compiuto chissà quale impresa».