Opinioni

Il senso di Renzi per i due mandati e basta

Furio Colombo nella rubrica delle lettere del Fatto fornisce oggi una divertente interpretazione della famosa promessa di Matteo Renzi: “Dopo due mandati vado a casa anche io, non bisogna fare politica per sempre”. Una promessa che il premier ha fatto e ripetuto pubblicamente in più occasioni. E oggi Colombo, rifacendosi ai latini e a House of Cards, ci spiega quale può essere la sua interpretazione:

L’ESPEDIENTE RISALE a Quinto Tullio Cicerone che, nelle sue lettere al celebre fratello Marco Tullio, candidato al “cursus honorum” (senatore e poi chissà), gli consigliava di insistere sul fatto che, se eletto, avrebbe servito Roma al suo meglio per il tempo necessario, e poi avrebbe consegnato al popolo il suo successo, e sarebbe ritornato nella sua villa in campagna. Ammoniva il saggio fratello di Cicerone: “Se tutto va bene e il popolo ti acclama, si dimenticheranno della tua promessa. Altrimenti alla villa in campagna ci torni presto e comunque”(cito da una bella traduzione e commento di Luca Canali). Ma per Renzi, che è un frequentatore informato non tanto della Storia ma di ciò che accade adesso,la fonte potrebbe anche essere il colpo di scena di Frank Underwood nella fortunatissima serie televisiva americana House of Cards, che tutti i politici seguono in questo periodo, perché è una vera scuola di duelli intorno al potere.
Nella puntata 29 della terza serie, il presidente americano, assediato dal dissenso e dall’ostilità del Congresso, coglie tutti di sorpresa annunciando che non si ricandiderà a un secondo mandato. Con questa mossa (poiché diventa un presidente a termine e “az zoppato”) acquista la libertà che gli serve e, come lui dice, “adesso governo, poi me ne vado”. Tutto ciò non è per mettere in dubbio la sincerità della dichiarazione di Renzi, che è ben lontano dal completare quello che gli americani chiamerebbero “il primo mandato”, e a cui il futuro, anche prossimo, come a tutti i giovani, sembra lontanissimo. Ma per notare l’evidente astuzia di questa dichiarazione che tecnicamente non comporta alcun impegno. E, politicamente, gli allarga lo spazio. Infatti quel che gli serve è che abbastanza persone si lascino impressionare dalla “coraggiosa dichiarazione”,per far diminuirele varie forme di ostilità (in parte settoriali, in parte caratteriali) che lo circondano. Perché tanta ostinazione nel contrastarlo se è uno che va via da solo, e l’ha già detto? Cicerone e Frank Underwood avevano visto giusto. Renzi, svelto come sempre, ha copiato. Sull’esito contano alcune variabili che sapremo solo nelle prossime puntate.

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