Economia

Il ricorso per il rimborso integrale della pensione funziona?

«Non abbiamo paura dei ricorsi, a noi interessa che corre l’Italia. Credo che i ricorsi serviranno a dare soldi agli avvocati, la norma che abbiamo fatto è corrispondente alla sentenza della Corte costituzionale»: così Matteo Renzi stamattina parla a Radio 102.5 a proposito dei ricorsi per il rimborso integrale della perequazione delle pensioni, dopo la sentenza della Corte Costituzionale e il bonus Poletti con cui il consiglio dei ministri ha varato i rimborsi parziali. «Chi dice fate ricorsi è in campagna elettorale come Grillo o è un amico di un avvocato», ha aggiunto il premier per essere ancora più chiaro.
 
IL RICORSO PER IL RIMBORSO INTEGRALE DELLA PENSIONE FUNZIONA?
Il riferimento è alla lettera da mandare all’INPS per il rimborso integrale della pensione pubblicato ieri sulla pagina del blog di Beppe Grillo:

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La lettera da mandare all’INPS per i rimborsi integrali della pensione pubblicata sul blog di Beppe Grillo

Ma il problema è che non tutti sono d’accordo con il premier.  “Il decreto del Governo sulla restituzione del dovuto ai pensionati penalizzati dalla Legge Fornero, oggetto della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco della perequazione automatica delle pensioni, “lascia veramente sgomenti”. “Altro che ‘bonus’, si tratta veramente di una elemosina che alla fine, restituisce pochissimo a pochi e quasi nulla a moltissimi, si tratta in sintesi, di un ulteriore schiaffo ai pensionati”,  dichiara in una nota il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo . Il decreto del governo, a giudizio del Partito Pensionati “non è in linea né con lo spirito, né coi contenuti della sentenza ed il Partito Pensionati ritiene che la risposta giusta che i Pensionati possono dare all’atteggiamento di Renzi e del suo Governo, fortemente penalizzante per i diritti dei Pensionati, è un ricorso di massa, già allo studio dell’Ufficio legale del Partito”. “Se qualche pensionato interessato farà ricorso al giudice otterrà il riconoscimento del diritto ad avere un rimborso integrale“, dice Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, intervistato da Affaritaliani.it, ponendo più di un dubbio di costituzionalità sul provvedimento annunciato dal premier e che prevede la restituzione una tantum di 500 euro ai pensionati sotto i 3.000 euro dal primo agosto. “La Corte ha annullato la legge che costituiva il titolo giustificativo dei contributi versati negli anni passati. E una legge attuale non può regolare retroattivamente la materia fiscale. Bisogna vedere bene come è articolato il decreto, ma in caso di ricorso o i giudici danno ragione direttamente ai ricorrenti o sollevano di nuovo la questione di fronte alla Corte Costituzionale“, spiega Baldassarre. E sul fatto che sopra i 3.000 euro di pensione non ci sarà alcuna restituzione? “Nella sentenza della Corte non c’era nessun imite. La Consulta ha dichiarato incostituzionale una legge, punto e basta. Poi non può dare direttive su come scrivere le leggi“.

Ricorso pensioni: il sistema previdenziale italiano

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Ricorso pensioni: il sistema previdenziale italiano (La Stampa, 20 maggio 2015)

COSA DICONO GLI ESPERTI
Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, oggi a colloquio con il Fatto, ribadisce la questione della fattibilità della via del ricorso, anche se si sbilancia molto meno riguardo il possibile successo:

I pensionati esclusi dal decreto del governo, sulla base della pronuncia della Consulta, potranno fare ricorso?
In linea di principio possono fare ricorso perché il blocco dell’indicizzazione è stato cancellato per tutti, ma siccome siamo in una situazione che si evolve, i loro ricorsi saranno legati a quanto farà il Parlamento per colmare il vuoto legislativo.
Come si concilia la sentenza della Corte costituzionale con l’articolo 81 della Costituzione (modificato) che prevede il pareggio di bilancio?
In realtà i giudici non ne hanno tenuto conto. Nella sentenza c’è appena un cenno. Invece, il legislatore avrà l’obbligo di tenerlo presente. Se la Corte non ha citato l’articolo 81 vuol dire che ha ragionato solo in termini di adeguatezza e di proporzionalità. Secondo la Costituzione il diritto dei singoli va visto alla luce del diritto di tutti.

I rimborsi arriveranno a partire dal primo agosto, saranno una tantum e oscilleranno tra un minimo di 278 euro per gli assegni più cospicui (da 5 a 6 volte il minimo) e un massimo di circa 750 euro per le pensioni più basse (da 3 a 4 volte il minimo, in pratica tra i 1.500 e i 2.000 euro). Una prima indicizzazione (che recupera gli anni 2014-15) partirà a settembre. Poi nel 2016 ci sarà un adeguamento al costo della vita “più generoso”, secondo le indicazioni del governo, di quanto previsto finora. Vale altri 500 milioni. Il Sole 24 Ore ha pubblicato ieri questa infografica che riepiloga come funzionano i rimborsi del bonus Poletti:
pensioni rimborsi
 
L’impatto sui conti pubblici è stato minimizzato al massimo, rimanendo anche al di sotto delle indiscrezioni circolate finora e limitando la spesa ai circa 2 miliardi di euro già annunciati da Renzi in tv. Un esborso maggiore, con l’adozione di tutte le misure “implicite” alla sentenza della Consulta, avrebbe portato l’Italia in procedura d’infrazione, avrebbe significato eludere la regola del debito, avrebbe richiesto una manovra correttiva e sarebbe costato un’inversione del ciclo economico che ora tende finalmente alla crescita. Le conseguenze, ha ammonito il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan volendo quasi anticipare l’inevitabile pioggia di critiche, sarebbero state quindi di dimensioni “non ancora valutate correttamente dal dibattito generale”. Tradotto dal diplomatico linguaggio del Tesoro, disastrose per l’economia.