Opinioni

Il primo Bail in: come è finita la Banca Romagna Cooperativa

Si è parlato molto del bail in per le banche italiane, ovvero della legge per la quale in caso di fallimento di banca a pagare saranno azionisti, obbligazionisti e clienti con conti correnti superiori ai 100mila euro. Non appena approvata, la legge è stata testata – anche se entrerà in vigore ufficialmente a gennaio 2016 – perché la Banca d’Italia ha chiarito che può essere anticipata. Ad essere liquidata è stata la Banca Romagna Cooperativa (BRC), che aveva 21 sportelli.
 
IL PRIMO BAIL IN: COME È FINITA LA BANCA ROMAGNA COOPERATIVA
Dopo aver sistemato i lavoratori, la piccola banca romagnola ha cominciato ad applicare le regole del bail in partendo dai creditori subordinati, ovvero i clienti soci che hanno sottoscritto le obbligazioni junior della banca: un rimborso che sarebbe dovuto avvenire, secondo la regola, dopo il rimborso degli altri creditori. Ma i sottoscrittori retail della Banca Romagna Cooperativa non dovranno pagare per l’intervento del Fondo di Garanzia istituzionale delle Bcc, che ha deciso, ”in via volontaria e in assenza di qualsiasi obbligo”, come si legge nella nota del commissario liquidatore della Banca, di rimborsare integralmente e immediatamente i sottoscrittori degli junior bond. Il piccolo caso di provincia non e’ sfuggito, come accennato, a Fitch che lo ha segnalato in una lunga nota nella quale coglie l’occasione per una critica alle banche italiane. Per Fitch l’operazione segnala, da un lato, ”l’aumento delle probabilita’ che le perdite delle banche saranno sostenute dai creditori ora che il nuovo strumento di risoluzione e’ disponibile nella Ue” e, dall’altro, ”il comportamento carente delle banche nella raccolta attraverso i subordinati e gli strumenti ibridi presso la clientela retail”. Fitch ricorda anche come la Banca d’Italia (con il Governatore Visco, ndr) abbia di recente richiamato le banche a informare bene la clientela dei rischi che comporta la nuova procedura di risoluzione delle banche.

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