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Chiara Appendino e il grosso guaio dell'inceneritore di Gerbido

chiara appendino federica patti

Renato Boero, ingegnere torinese che a Milano ha gestito il termovalorizzatore Silla 2 di Amsa, è l’uomo chiamato dalla sindaca di Torino Chiara Appendino per guidare Trm, la società che gestisce l’inceneritore di Gerbido a Torino. Una scelta che potrebbe essere ritenuta controcorrente da parte di un amministratore del Cinque Stelle ma che in realtà è assolutamente pragmatica: per guidare una macchina complessa come un termovalorizzatore serve una persona che abbia le competenze e le capacità adeguate. Potrà sembrare strano a chi ricorda, in altri tempi e in altre città, i proclami di Beppe Grillo per fermare gli inceneritori ma la realtà delle cose è un’altra: i termovalorizzatori servono ancora, soprattutto nelle grandi città.

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Qualche anno fa il M5S Piemonte la pensava così sull’impianto di Gerbido

Il termovalorizzatore per chiudere il ciclo dei rifiuti

Il “rifiuto zero”, grande mito ambientalista e grillino non esiste, non ora, non nelle grandi città dove i problemi legati alla gestione della raccolta dei rifiuti sono diversi e non consentono allo stato attuale di raggiungere quell’obiettivo in tempi brevi. Lo dice Boero che in un’intervista alla Stampa ha spiegato che in una grande città “è quasi impossibile” salire oltre il 65% di raccolta differenziata, soprattutto quando non esistono le filiere in grado di riutilizzare i rifiuti (tramite la raccolta della frazione umida, dei materiali riciclabili e così via):

Siamo tutti sostenitori del “rifiuto zero”, ma lo potremo realizzare quando la produzione di immondizia sarà drasticamente calata e quando esisteranno filiere in grado di riutilizzare tutto. Oggi, in una grande città, salire oltre il 65% di raccolta differenziata è quasi impossibile. Ecco perché i termovalorizzatori chiudono il ciclo e per di più producono energia attraverso il calore della combustione.

Un termovalorizzatore serve quindi a “chiudere il ciclo dei rifiuti”, ovvero ad evitare di dover scavare una grande buca dove buttare dentro l’immondizia. O di dover destinare l’indifferenziato ai cosiddetti tritovagliatori, impianti che sminuzzano i rifiuti ma che di fatto producono rifiuti, non li eliminano. L’inceneritore invece “elimina” buona parte dei rifiuti generando al tempo stesso energia grazie al calore della combustione. Insomma il problema principale sta nel gestire correttamente l’impianto, controllando attentamente il livello di emissioni tramite sistemi di filtraggio che abbassano i valori degli inquinanti in modo da renderli simili a quelli di un piccolo stabilimento industriale (Boero sull’onda dell’entusiasmo arriva a paragonare l’inceneritore di Milano ad un biscottificio). L’alternativa è semplice: in attesa dell’avviamento a pieno regime di una raccolta differenziata precisa e puntuale si possono continuare a scavare buche oppure è possibile utilizzare i rifiuti come combustibile per produrre energia e calore. Questo, a dire il vero, è un ragionamento che fa un po’ a pugni con quanto ha scritto Chiara Appendino nel suo programma elettorale, dove pur promettendo di voler mettere in pratica la strategia dei “rifiuti zero” non ha detto di voler chiudere l’inceneritore ma di voler lavorare per trovare un’eventuale alternativa al termovalorizzatore:

Vogliamo mettere in pratica la strategia dei “rifiuti zero” e i principi dell’economia circolare, diminuendo in modo sensibile la quantità di rifiuti conferiti presso l’inceneritore. Lo faremo applicando buone pratiche per la riduzione di produzione dei rifiuti e aumentando la raccolta differenziata, limitando quindi la quantità della frazione residua, che in futuro potrà non essere più inviata a incenerimento ma ad impianti per il recupero di materiale. Torino farà quindi la sua parte per trovare una seria alternativa all’incenerimento dei rifiuti.

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Anche nelle slide del programma la Sindaca torinese si poneva come obiettivo il raggiungimento di una soglia di raccolta differenziata considerata da Boero “impossibile” ma non prometteva la chiusura dell’inceneritore. D’altra parte si promette una riduzione “progressiva” del rifiuto indifferenziato conferito all’impianto di incenerimento, cosa che non significa affatto dover chiudere l’impianto da un giorno all’altro ma che è una presa d’atto che senza termovalorizzatore Torino non è attualmente in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti. Certo, si potrebbe obiettare che la riduzione dei rifiuto indifferenziato (torinese) conferito al termovalorizzatore significherebbe maggiori costi di gestione per l’impianto. Oppure significa semplicemente che all’inceneritore arriveranno più rifiuti da altri centri abitati (ovvero l’impianto prenderà altre commesse da altre amministrazioni) in modo da mantenere l’impianto efficiente dal punto di vista produttivo. Cosa che però alla luce del recente no di Chiara Appendino all’arrivo nell’impianto di Gerbido dei rifiuti siciliani non sembra però affatto scontata.
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E già qualcuno nel MoVimento torinese, come il consigliere Federico Mensio, ha dato una tiratina d’orecchi a Boero, annunciando l’avvio di un confronto per studiare una strategia per giungere quanto prima ad una riduzione della frazione residua conferita all’inceneritore. Dal momento che non esiste alcuna emergenza rifiuti come a Roma (dove si lotta anche contro i tritovagliatori) la Appendino può continuare a sognare un futuro a “rifiuti zero” e contemporaneamente a ritenere necessario l’impianto di termovalorizzazione. Con buona pace dei grillini duri e puri che già la paragonano a Pizzarotti. Ma la differenza sostanziale tra i due è che al primo cittadino di Parma era stato fatto promettere lo stop all’impianto di incenerimento cittadino, mentre la Sindaca di Torino è sempre stata piuttosto realista e pragmatica sulla questione e ha chiamato una persona che ha le competenze per gestire l’impianto e ridurre le emissioni. Sarà da vedere cosa ne penserà la base di questa decisione, soprattutto i residenti di Gerbido.