La macchina del funky

Il piano B di Renzi: cancellare il Senato

 Il ddl Boschi sulle riforme è all’esame del Senato da oggi. Il governo ha deciso di portare la legge direttamente in Aula dopo la rottura con la minoranza Pd. La presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro aveva intanto dichiarato inammissibili gli emendamenti all’articolo due della riforma. Il senatore leghista Roberto Calderoli ha annunciato ieri il ritiro di 500.000 emendamenti. Forza Italia, Sel e M5S si sono detti disponibili a ridurre i loro emendamenti. Ma la partita si gioca sulla decisione di Grasso riguardo l’emendabilità dell’articolo 2. Se il presidente del Senato decide di discuterne, Matteo Renzi e i suoi, scrive oggi Marco Galluzzo sul Corriere della Sera, hanno in mente un piano B: cancellare direttamente il Senato e tutte le sue funzioni.

Renzi lo ha già detto ai suoi, ne ha discusso con i vertici del partito, non ne fa mistero. Per lui toccare l’articolo 2, come vorrebbe la minoranza dem, significherebbe snaturare l’impianto complessivo, la coerenza, della riforma. Si aprirebbe, oltretutto, una sorta di vaso di Pandora, col rischio di mettere in gioco altri punti, ormai dati per assodati, del provvedimento. «E dopo 30 anni di discussioni», come direbbe Anna Finocchiaro, «di tutto abbiamo bisogno che di un mostro giuridico», concludono a Palazzo Chigi.
Insomma il «tanto vale abolirlo» è al momento ipotesi residuale, subordinata, ma pronta a diventare addirittura linea politica, se le cose dovessero mettersi male. Ovviamente se Grasso giudicasse inemendabile l’articolo 2, come ha già fatto Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, allora tutto si sgonfierebbe in un attimo. Viceversa il premier è pronto a presentare lui stesso, cioè il governo, degli emendamenti (o farlo fare ad un pezzo del suo partito): molto più drastici di quelli che finora sono stati oggetto di divisioni e incomprensioni all’interno della maggioranza

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Il sondaggio di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera

Un colpo di scena che comunque potrebbe anche registrare il favore degli italiani, che riguardo la riforma del Senato non sembrano avere le idee chiarissime, ma che non farebbero fatica a comprendere il cambio di rotta:

Del resto una correzione totale di rotta del suo partito, e degli altri partiti della maggioranza, sarebbe facilmente spiegabile agli elettori: una Camera al posto di due, costi della politica dimezzati, semplificazione istituzionale. Insomma una riforma della Costituzione molto più netta e drastica, sistema monocamerale, punto e basta. La preoccupazione del premier, e con lui del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, e di tutti coloro che hanno lavorato in questi mesi al testo in discussione in terza lettura al Senato, è infatti proprio questa: ad oggi il testo di riforma ha una sua coerenza organica, l’ipotesi di modifiche non concordate, non bilanciate in un preciso disegno politico, comporta il rischio di un brutto lavoro o di una brutta riforma, così come accadde con il Titolo V della Costituzione, che ora si vuole correggere.