Opinioni

Il MoVimento 5 Stelle ha lasciato Becchi da un sacco di tempo (lui se n'è accorto?)

In un’intervista a Formiche.net Paolo Becchi, in tempi passati chiamato a più riprese dalla stampa italiana come «ideologo» del MoVimento 5 Stelle, ha annunciato di aver annullato la sua iscrizione al portale del MoVimento e di averlo quindi lasciato ufficialmente. Nell’ordine, Paolo Becchi ha detto:

«Il Movimento si sta trasformando in un partito ibrido e ha stretto con il Pd un nuovo patto dopo quello del Nazareno facendo da stampella al governo Renzi. Non sono nella testa di Beppe, e non so se questo suo progressivo farsi da parte sia sintomatico di un po’ di delusione anche da parte sua, ma è sempre più politicamente assente. Ha fatto un discorso di fine anno che era uno spot pubblicitario al suo spettacolo, un intervento teatrale nel quale dice che tutti siamo ologrammi ma, ahimé, è diventato un ologramma pure lui. Forse era inevitabile che il Movimento si istituzionalizzasse, ma il sogno è finito.

L’elezione dei giudici della Corte costituzionale rientra in questa logica? “Certamente-  continua Becchi – Lì si è capito come il Patto del Nazareno tra Pd e Fi sia finito del tutto e ne sia nato un altro tra Pd e M5S, tenuto segretissimo tanto che chi ne parla viene ricoperto di insulti in rete, ma questa è la sostanza”. Un altro asse Pd-M5s, secondo il professore, si realizzera’ sulle unioni civili. “Sulla votazione del ddl Cirinnà- spiega- ci sarà l’accordo tra Renzi e l’M5S, il quale finisce così a fare nuovamente da stampella al governo, quando invece sarebbe andato incontro a grosse difficoltà. Poi la legge sullo ius soli, anche qui sconfessando Grillo. E magari per finire anche l’eutanasia. Non rendendosi conto che in questo modo si fa soltanto il gioco di Renzi”. Grillo non ha piu’ il controllo? Secondo Becchi “è stato sconfessato dal vicepresidente della Camera addirittura sul Financial Times, al quale Luigi Di Maio ha detto che loro non sono favorevoli all’uscita dell’Italia dalla Nato come invece ha sostenuto Grillo”.
paolo becchi movimento 5 stelle
Quello che però Becchi non ha detto è che il MoVimento 5 Stelle ha lasciato Becchi da un sacco di tempo. Forse il professore non se n’è accorto, ma dopo la frase sui fucili («Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili non lamentiamoci, abbiamo messo un altro banchiere all’economia») a maggio 2013, ovvero appena qualche tempo dopo le elezioni politiche, Grillo aveva precisato sul blog che Paolo Becchi non parlava a nome del MoVimento. E ci mancherebbe, visto che uno che parla di fucili in uno Stato democratico dovrebbe rappresentare a mala pena sé stesso. «Paolo Becchi non rappresenta in alcun modo il Movimento 5 stelle e i suoi interventi sono a puro titolo personale» era poi tornato a scrivere Grillo nel 2014, quando il professore rispose con un tweet che citava Wittgenstein: «Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere. Tolgo il disturbo». Già all’epoca si capiva che non c’erano più rapporti e d’altro canto l’«ideologo» era scomparso da tempo dagli schermi televisivi come quota 5 Stelle. E come spesso accade, subito dopo l’addio spintaneo il professore aveva cominciato a cantargliele chiare e tonde ai grillini: si era infatti accorto, il nostro ispettore Manetta preferito, che Grillo difettava in democrazia diretta e la rete ratificava decisioni già prese:
paolo becchi 1
Certo, poco conta agli occhi del professore che alla conclusione a cui era giunto lui nel novembre 2014 erano arrivati nel frattempo pressoché tutti gli italiani, compresi quelli a cui nel MoVimento 5 Stelle la regola sta bene. Aveva poi scoperto che il M5S stava sbagliando tutto nelle elezioni regionali e poi aveva criticato la scelta di trattare con il PD per la Corte Costituzionale. Insomma, come tutti i sedotti & abbandonati il professor Becchi si era iscritto al partito di quelli che dopo sapevano tutto prima. Oggi, dopo un periodo in cui aveva denunciato improbabili false flag nell’attentato di Parigi non ottenendo però nessuna comparsata televisiva in cambio, purtroppo, il professore torna a far parlare di sé (di certo involontariamente, lui così schivo) per annunciare un addio che nei fatti si era già da tempo consumato. Ma a noi piace ricordarlo con le parole di pentimento e di dura accusa nei confronti dello schifo di sistema mediatico di questo paese che il professore pronunciò al Fatto Quotidiano il 4 maggio 2013: «Sono stato un grande ingenuo e sono caduto nella trappola che io stesso avevo previsto. Ho sperimentato sulla mia pelle che cosa significhi finire nel tritacarne del circo mediatico del nostro Paese. Una ragione di più per suggerire a tutti di non partecipare a programmi radiofonici o televisivi». Qualche tempo dopo tornò ospite a Piazzapulita. Fate quel ch’io dico, non fate quel ch’io faccio, raga.

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano