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Il momento in cui Italia e Belgio si sono inginocchiati all’Allianz Arena

Si sono inginocchiati tutti i 22 giocatori in campo in Italia Belgio: gli azzurri hanno aderito integralmente alla protesta contro il razzismo

E poi si inginocchiarono tutti, perché, in fin dei conti, il razzismo lo combattiamo tutti: il primo minuto di Italia – Belgio è stato uguale per i 22 in campo. E così dovrebbe essere senza nessun se e nessun ma. Dall’inizio dell’europeo ad oggi, la querelle sull’inginocchiamento ha rappresentato il più grosso neo di questa campagna calcistica azzurra. I ragazzi di Mancini si sono disimpegnati benissimo in campo, la Federazione molto meno nella comunicazione istituzionale. La politica come è solita fare ha inasprito il dibattito. La peggior interpretazione di questa storia l’ha data certamente la Federcalcio italiana, perché ci sono delle decisioni che vanno prese ex ante e non ex post. E non avere un’idea chiara sul come muoversi è una colpa, con pochissime scusanti.

Il Blm è un movimento che da mesi ormai imperversa nei diversi ambiti della vita. Come spesso accade lo sport funge da megafono per questo genere di iniziative, ed è per questo che il mondo del calcio ha sposato il messaggio. Quasi che all’inizio volessero dire: “Non siamo solo business, ci siamo anche per i temi che interessano la vita vera”. A nessuno, soprattutto nei club, è mai stato imposto di seguire questa scelta ma pochissimi fino ad oggi non si erano inginocchiati. Forse perché il prezzo che sarebbe costato compiere questo gesto è davvero irrisorio. Con l’avvento di Euro 2020 però è scoppiata la polemica.

Il brutto vizio della politica di entrare nel dibattito pubblico

Nella prima gara di questo campionato europeo itinerante gli italiani hanno deciso di seguire ognuno il proprio cuore, o le proprie sensibilità. Qualcuno ha manifestato secondo la tradizione del Black Lives Matter, mentre qualcun altro ha invece deciso di rimanere in piedi. Un gesto leggero, forse, che ha scatenato una grande baraonda mediatica. Stranamente però a fare il primo passo falso non è stato Matteo Salvini, bontà sua ci avrebbe comunque regalato il secondo, terzo e quarto, ma il segretario dem Enrico Letta. Nel corso di una sua ospitata televisiva, in chiusura, rivolgendosi ai giocatori della nazione li aveva invitati a rispondere unitamente al simbolico gesto del Blm. Un dibattito che quindi si è spostata dal campo ai palazzi dei bottoni. La polarizzazione tutta italiana ha fatto il resto, dividendo i giocatori azzurri in razzisti e non razzisti. Fa sorridere che tra i razzisti ci sia anche Marco Verratti, da tempo legato sentimentalmente alla modella francese e di colore Jessica Aidi.

Forse abbiamo preteso troppo dai nostri calciatori. Forse è vero che il problema del razzismo in Italia esiste, e non gli diamo il giusto peso. Certo è che dare dei razzisti ai nostri giocatori sembra davvero troppo. L’errore, perchè di questo si tratta, è stato quello di non avere una posizione come federazione. Sono le istituzioni, sempre e in ogni contesto, a dover dettare la linea.